A volte si dice che l'album d'esordio è quello più vero, quello che trasmette maggiori sensazioni e che appassiona come nessun altro l'ascoltatore; bene pare proprio che questo lavoro di debutto degli Eden's Curse sia destinato ad essere uno di quelli.
Direttamente dal Regno Unito arriva questa grande realtà Hard Rock con sfumature indelebili di Melodic Heavy Metal. Capitanati da Michael Eden (da dove prendono appunto il nome della band) questi cinque personaggi ci propongono un lavoro davvero buono e senza peli sulla lingua, cosa abbastanza prevedibile visto i nomi che vanno a comporre questa line-up, sicuramente non ci troviamo di fronte a dilettanti del genere e ne possiamo avere la prova schiacciante ascoltando questo album, particolarmente caratterizzato dalla voce toccante di Michael e dalla chitarra del buon Thorsten.
L'album parte con un intro abbastanza gotica, per poi lasciar spazio al primo vero grande pezzo intitolato "Judgement Day" che parte con un intro acustica molto gradita per poi continuare con ottimi riff melodici e dei cori davvero ben riusciti, ma questo è solo un assaggio di ciò che ci verrà proposto.
La terza traccia si presenta con un coro iniziale per poi caratterizzarsi grazie all'eccellente chitarra di Thorsten Koehne che ci regala anche un assolo degno di nota, seguito dai soliti cori che cantano quasi con ossessione "The Eyes Of The World" (che è appunto il titolo del brano). "Stronger Than The Flame" parte come un ottima prova di abilità chitarristiche e tastieristiche dei due musicisti, messe però quasi subito in penombra dalla voce del singer che a parer mio è una delle migliori in circolazione. Arriva finalmente il momento della ballad classica, immancabile negli album di questo genere musicale, "The Voice Inside" che si propone come uno dei pezzi più toccanti dell'intero album, capace di regalare emozioni forti a chi lo ascolta parecchie volte come il sottoscritto.
I brani successivi scorrono via abbastanza veloci, caratterizzati oltre che dalle solite tastiere e cori, anche dal basso di Logue. Tutto questo fino alla titletrack, brano ben curato che mette in risalto le doti tecniche della band, che col pezzo successivo ovvero "Don't Bring Me Down" cambiano completamente sponda, sottoponendoci un Hard Rock puro che dà il marchio a questa traccia, corta ma intensa. La successiva "Heaven Touch Me" rimette in gioco pezzi ritmici e melodici, portandoci quasi alle sonorità dei vecchi anni '80, mentre la track "The Bruce" invece va a introdurci gli ultimi due brani dell'album, ovvero "Fallen King" che si presenta con una intro acustica che lascia poi spazio alla potente chitarra dell'ormai inconfondibile Thorsten, che richiama quasi delle epice battaglie medievali. Il tutto per arrivare al brano conclusivo "We All Die Young" che non è altro che un tributo agli Steelheart.
In conclusione, le note di merito vanno soprattutto alla voce merevigliosa di Michael e al chitarrista che sa sicuramente il fatto suo, per il resto tutti si sono attenuti ai loro compiti mettendo in particolare rilievo ogni strumento dando un tocco di classe ai brani, rendendoli molto vari e divertenti che fanno davvero godere in tutto e per tutto questo fantastico album, di cui non bisogna perdersi neanche un secondo d'ascolto.
Recensione di Thomas Ciapponi
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