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Novembre - "Arte Novecento" (Polyphemus Records/***)

Line up:

Carmelo Orlando - vocals, guitar
Antonio Poletti - guitar
Fabio Vignati - bass
Guiseppe Orlando - drums
Thomas Negrini - keyboards
 

voto:

9
 

recensione

Inutile, "Arte Novecento" è qualcosa che va oltre il semplice concetto di album musicale. Un vortice, un vortice di disperazione che ti circonda e ti catapulta in un cupo scenario urbano, sul quale una fitta coltre di nebbia entra prepotentemente nel morale delle persone per trasmettergli malumore e malinconia smisurata. Come sentirsi l’ultimo uomo sulla terra, in una città che non conosci e totalmente abbandonata a se stessa, dove i sogni e le speranze di tanti uomini sono svanite nel nulla e di cui ne rimangono solo i gelidi sussurri. Era il 1996 quando gli ancor giovani Novembre pubblicarono questo disco, una netta anticipazione del nuovo corso sperimentale che da li a poco avrebbero assunto formazioni più note come Katatonia in particolar modo e Opeth e che si sarebbe diramato poi in buona parte d’Europa, soprattutto nelle regioni scandinave, formando una delle scene più interessanti degli ultimi anni. Ai tempi purtroppo i capitolini non godevano ancora di grande interesse da parte del popolo metallaro e delle etichette discografiche in particolare, cosa che portò la band a optare per l’auto-pruduzione senza neppure una vera e propria distribuzione, facendo quindi purtroppo diventare questo gioiello una vera e propria opera invisibile. Peccato davvero, a differenza della sua poco nota fama "Arte Novecento" è forse uno dei lavori più completi del genio dei fratelli Orlando e a livello emotivo rappresenta forse l’atto più decadente e barocco della loro meravigliosa discografia. E’ come sentirsi sotto la pioggia battente in una piazza veneziana d’altri tempi e abbandonata quando scattano le prime note di "Pioggia...January Tunes", un mosaico di varie sensazioni negative che culminano in un finale da capogiro caratterizzato da un cupo suono d’organo, una freddezza che di scioglie con "Homecoming", più spinta ma non meno auto-inflittiva, con un Carmelo che sembra voler sfogare la sua disperazione accompagnato dai suoni gelidi delle chitarre. Le linee vocali in questo disco, è giusto annotarlo, sono totalmente pulite. Viene infatti abbandonato momentaneamente il growl straziante che diventerà uno dei trademark dei Novembre, una scelta che si rivela comunque vincente e che caratterizza ulteriormente questo gioiello. Si continua con "Remorse", nella quale la frustrazione diventa sovrana per poi sfociare in uno sfogo brutale che nel finale si rivela poi vano grazie ad un rallentamento ben riuscito. A seguire troviamo "Stripped", cover dei Depeche Mode ben riarrangiata e ben inserita nella tracklist, giusto in tempo per godersi al meglio questa seconda parte che inizia con "Worn Carillon", dove per un attimo l’atmosfera cupa e novembrina lascia spazio ad un raggio di sole riflesso su un manto di acqua cristallina. In perfetta coppia con la seguente "A Memory", anch esso pezzo dall’aura positiva che presenta un riffaggio non di certo impressionante ma che sa regalare la giusta atmosfera assieme ai synth di sottofondo. "Nursery Rhyme" è invece un episodio sognante, le chitarre acustiche accompagnano un Carmelo ispiratissimo che ci regala una delle prove vocali migliori della sua carriera. Inusuale invece è "Photograph", una strumentale che rimarca in maniera decisa le influenze dei Depeche Mode su questo album, il risultato è molto godibile. A chiudere troviamo neanche a dirlo due perle di inestimato valore, "Will", che riprende a grandi linee la formula di "Nursery Rhyme" e ne muta la struttura in qualcosa di ancor più intimo e dolce ma dal finale rabbioso, e "Carnival", il fuoco di una speranza che verrà presto smorzata, l’inizio della fine di una vita nella quale ogni domanda che cercavamo non ha trovato l’alcun minima risposta. Certo magari sembreranno parole messe li per creare atmosfera, ma l’invito che mi sento di darvi è di ascoltare questo capolavoro del metal nella sua visione più cupa e malinconica, assaporarne i sapori e lasciarsi cattutare dalla sensazione di vuoto che ne seguirà. Se i Novembre sono uno dei nostri orgogli musicali lo si deve molto anche a questo disco, che al meglio rappresenta le nostre incredibili e uniche radici culturali, dall’arte all’architettura....

Recensione di Thomas Ciapponi

tracklist

  1. Pioggia... January Tunes
  2. Homecoming
  3. Remorse
  4. Stripped (Depeche Mode cover)
  5. Worn Carillon
  6. A Memory
  7. Nursery Rhyme
  8. Photograph
  9. Will
  10. Carnival

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