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Kylesa - "Kylesa" (Prank Records/***)

Line up:

Phillip Cope - Guitar, Vocals
Laura Pleasants - Guitar, Vocals
Corey Barhorst - Bass, Vocals
Christian Depken - Drums
 

voto:

6,5
 

recensione

Era il 2002 quando i Kylesa si affacciarono sulle scene con il loro omonimo debutto, sembra ieri e invece sono gia passati 8 anni, nei quali abbiamo assistito, grazie a questa e ad altre interessantissime formazioni, ad una nascita di una corrente che vede il proprio nucleo proprio a Savannah, città natale di questi ragazzi. Certo il discorso si potrebbe espandere per tutta l'America, grazie ai Mastodon in primis, le sonorità sludge si sono spogliate da quelle vesti di tabù da sfatare, diventando accessibili ad una fetta più grossa di pubblico ma comunque non andando mai ad affondare le proprie radici in un qualsivoglia mercato di mainstrem (e per fortuna!!). Bisogna riconoscere però che la piccola cittadina della Georgia si è rivelata una miniera di diamanti in quanto a proposte interessanti, Baroness, Black Tusk e Kylesa sono nomi che parlano da soli, di innegabili qualità e personalità. Proprio su quest'ultima band vogliamo soffermarci in quanto è sicuramente una delle migliori rivelazioni. Allora la formazione comprendeva i tre moschettieri Laura Pleasants, Phillip Cope e Corey Barhorst, rispettivamente i due chitarristi e il bassista, oltre che ovviamente cantanti, gia perchè la particolarità di questa formazione sta nell'avere tre voci che si alternano, formula che verrà sviluppata meglio nel corso degli anni e che nel disco in questione risulterà ancora molto acerba. A completare la squadra troviamo il batterista Christian Depken, sostituito poi da una manciata di colleghi fino ad arrivare ai giorni nostri dove ne troviamo ben due, Carl McGinley e Tyler Newberry. Bene dopo tutte queste premesse doverose andiamo al succo e partiamo col dire che "Kylesa" non è di certo un capolavoro, il lavoro è ancora acerbo e la giovane età dei componenti influisce verso sterzate al tributo ai propri idoli più che alla ricerca di personalità, Black Flag, Fugazi e Neurosis sono infatti un rimando più che naturale per tutta la durata dell'ascolto. Poco male, il background non è da sottovalutare, le scuole doom, hardcore e progressive seppur momentaneamente povere e sulle quali spicca spesso l'anima punk, prenderanno nel corso delle uscite una figura marcata che contribuirà al "successo" di questo gruppo. Penalizzato da una produzione non all'altezza e da una casa discografica semi-sconosciuta il lavoro rimane tutt'oggi sia difficilmente reperibile che difficilmente digeribile, tuttavia i tre moschettieri sapranno gia mettere in mostre la proprie doti con un trittico iniziale da applausi: il marciume rallentato di "No Remorse", la distorsione di "Ceaseless Becoming" e le buone dosi psichedeliche del miglior pezzo del lotto, "The Scarab". Degne di nota sono anche "Testing the Good of Man" che racchiude a dovere questa proposta sludge embrionale e la chiusura affidata a "Parent's Song", una piacevole strumentale che ci ammorbidisce le orecchie dopo questa mezz'ora non semplice di ascolto. Il primo approcio non è di certo dei migliori, se da una parte abbiamo una proposta coraggiosa che punta principalmente sul pantano malsano e marciulento dello sludge dall'altra abbiamo un sound fin troppo sporco che mette in cattiva luce anche i tre cantati urlati, decisamente fuori luogo in certi passaggi. Non lasciatevi ingannare però, perchè i Kylesa pubblicheranno "To Walk a Middle Course" (2005) prima e "Time Will Fuse Its Worth" (2006) dopo, nei quali risolveranno questi due principali problemi, trovando una consistenza alle voci e mostrandoci anche il loro lato più stoner. Il tutto verrà consolidato con "Static Tensions" (2009), album maturo che mette finalmente in luce una proposta godibilissima e molto personale. Tuttavia crediamo che le potenzialità di questi ragazzi debbano ancora esplodere del tutto, l'appuntamento è con l'atteso "Spiral Shadow" in prossima uscita, il futuro è ancora pieno di pagine da scrivere e lo sludge è più vivo che mai!

Recensione di Thomas Ciapponi

tracklist

  1. No Remorse
  2. Caseless Becoming
  3. The Scarab
  4. Point of Stillness
  5. Testing the Good of Man
  6. Descend Within
  7. Dream of the Freedom to Come
  8. Parent's Song

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