Immediatezza non è proprio la caratteristica più adatta a descrivere il debutto dei Long Distance Calling, fautori di un post rock sognante e malinconico che richiede numerosi ascolti per essere compreso a fondo e la giusta ambientazione per essere gustato a pieno. Per intenderci non è proprio il disco adatto per un viaggio in auto (il colpo di sonno è un brutto cliente), o per una festa tra amici con birra che scorre a fiumi, mentre potrebbe essere la colonna sonora ideale per una serata di relax, intima e possibilmente autunnale.
Il sound di “Satellite Bay” è fondato sugli intrecci chitarristici della coppia Funtmann-Jordan, supportati da una sezione ritmica mai banale capace di sostenere canzoni lunghe che insistono sugli stessi giri di chitarra e dalle tastiere poco voluminose ma perfette nel riempire l’atmosfera con un tappeto sonoro di qualità. Le canzoni sono molto compatte e seguono tutte la stessa linea strutturale, pur privandosi dell’inutile forma-canzone che limiterebbe molto l’ingrediente “trip”, da sempre determinante nel genere. La partenza è quasi sempre caratterizzata da soluzioni minimali, con ritmiche blande sulle quali emergono gli intarsi di chitarre costituiti da arpeggi in pulito che ricordano molto le soluzioni dei maestri del genere Isis, successivamente la canzone comincia una lenta progressione che porta all’avvento delle soluzioni distorte e ad un addensamento del suono, sino al ritorno della quiete iniziale. Il disco è quasi interamente strumentale, fatto che rende privi di punti di riferimento agevoli i sette brani che lo compongono, e non è un caso che il pezzo più avvincente sin dal primo ascolto sia “Built Without Hands”, l’unico con linee vocali vere e proprie, ben interpretate dal guest Peter Dolving dei The Haunted. Tuttavia citiamo le ottime “Fire In The Mountain” e “The Vary Last Day” fra i momenti maggiormente coinvolgenti, grazie ad atmosfere sempre in bilico tra il sognante e il malinconico, con la prima che esalta nel retrogusto nostalgico e la seconda sopra le righe con una sofferta cavalcata finale che evidenzia rabbia e disperazione.
I tedeschi Long Distance Calling, non sembrano preoccuparsi troppo dell’ascoltatore e scrivono musica intimista che non possiamo più definire originale visto che Tool, Isis, Pelican e Red Sparrow hanno solcato la strada da tempo, ma riusciamo ad apprezzare una volta immersi mentalmente nel contesto, effettivamente il cantato può distrarre dal viaggio sonoro, ma più probabilmente darebbe un pizzico di incisività in più che in “satellite Bay” non avrebbe guastato.
Recensione di Teospire
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