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Exodus - "The Atrocity Exhibition (Exhibit A)" (Nuclear Blast/Audioglobe)

Line up:

Rob Dukes - voce
Gary Holt - chitarra
Lee Altus - chitarra
Jack Gibson - basso
Tom Hunting - batteria
 

voto:

8
 

recensione

Tornano gli Exodus, al terzo disco in tre anni dopo la reunion, probabilmente pubblicheranno il quarto a breve, dato che lo stesso titolo di “The Atrocity Exhibition (Exhibit A)”, lascia esplicitamente presagire un seguito. Quest’album, acclamato ed esaltato dallo stesso Gary Holt come una svolta non solo per la band ma nel Thrash Metal, credo sia stato un pò sopravvalutato dal leader della band.
Si tratta senza dubbio di un ottimo lavoro, che non fa altro che confermare le capacità sempre mostrate dalla formazione statunitense e che segue ed esalta quanto visto in “Shovel Headed Kill Machine”, restituendo al sound qualcosa a metà tra elementi più moderni e quel classico Thrash anni ’80 che è stato la fonte d’ispirazione e la fortuna di molte band della Bay Area.
Il disco vede il ritorno alla batteria di Tom Hunting dopo una pausa di riflessione, e questo contribuisce sicuramente a ricostruire quell’atmosfera propria della line-up originale, di cui appunto rimangono Hunting ed Holt, che ha prodotto un disco come “Bonded By Blood” e che fece conoscere al mondo il marchio Exodus negli eighties.
Le idee della band sono chiare: i soliti riff graffianti e assassini, uniti alla martellante batteria di Hunting ed allo screaming dell’ultimo arrivo Rob Dukes, qui più sicuro che nel disco del suo esordio, sono la base su cui si fondano pezzi schiacciasassi e velenosi come già l’iniziale “Riot Act” e la seguente, meravigliosa, “Funeral Hymn”. Da qui si parte per un lungo viaggio a suon di chitarre possenti e pregevoli assoli che mettono in luce (se ce ne fosse ancora bisogno) le abilità di Gary Holt come musicista e compositore, in un album che non lascia nulla al caso, dove tutto è definito meticolosamente nei dettagli per dare un risultato d’insieme che è senz’altro più che convincente.
“Children Of A Worthless God”, in questo senso compie perfettamente il suo dovere, anche se c’è da dire che non aggiunge nulla di particolarmente innovativo, attestandosi invece sulla collaudata formula delle ritmiche martellanti e le continue, stordenti, accelerazioni. Anche la canzone seguente non brilla per qualità, filando diretta senza particolari sussulti e facendo in un certo senso da intermezzo prima della grandiosa titletrack.
Questa lunga quanto intricata e atipica canzone si distingue per le sue chitarre particolarmente aggressive e malate che passano da paurose cavalcate a grande velocità a parti più tipiche del Thrash moderno con una sicurezza e naturalezza che assicura il successo al pezzo non solo all’interno di disco, ma andando a porsi tra i migliori della discografia di casa Holt.
La potenza distruttiva di “Iconoclasm” è la prova di quanto può fare questa macchina da guerra quando è a pieno regime, un pezzo veloce e travolgente che non lascia respiro dall’inizio alla fine, saldamente inchiodato dalla base delle due chitarre Holt e Altus, che per tutto l’album compiono un lavoro per certi versi indiscutibile, roba da dire “non provate a casa o vi andranno a fuoco le mani”.
Calano decisamente i toni con “The Garden Of Bleeding”, possente e diretta, non arriva mai a colpire pienamente a segno, lasciando un certo senso di insoddisfazione, che viene però subito dimenticato con la conclusiva “Bedlam 1-2-3” e le sue chitarre mitraglianti che non danno tregua, veloci e precise come sempre, in uno dei brani migliori del disco.
Il vecchio Gary riesce ancora una volta a conquistare a suon di assoli mozzafiato e ritmi aggettanti e psicotici, e forse caricato da questo si è convinto di aver realizzato qualcosa di grandioso. Come detto “The Atrocity Exhibition” è un gran buon disco, ma stando coi piedi per terra mi sembra doveroso pensare che questo è nulla più ne meno di ciò che ci si può aspettare da degli Exodus in quello che è lo stato di forma attuale, una gran bella forma, e che la band può dare anche di più.
Staremo a vedere il secondo capitolo.

Recensione di Marco Manzi

tracklist

  1. Call To Arms
  2. Riot Act
  3. Funeral Hymn
  4. Children Of A Worthless God
  5. As It Was, As It Soon Shall Be
  6. The Atrocity Exhibition
  7. Iconoclasm
  8. The Garden Of Bleeding
  9. Bedlam 1-2-3

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