I Thrudvangar, grazie ai primi due lavori, "Ahnenthron" e "Walhall", si sono ritagliati una buona fetta di pubblico nell'ambito pagan e sempre con maggior frequenza, vengono accostati ai capostipite del genere cui fanno riferimento, Menhir in primis, ma, in questo specifico contesto direi anche Gernotshagen ed Equilibrium.
Questo terzo nuovo lavoro non è altro che il sequel di quanto già proposto, la conferma che la band ha intenzione di continuare il cammino intrapreso.
Niente intro/outro e pochi fronzoli sono presenti sul disco, le atmosfere di tastiera sono l'unico lusso che la formazione di Köthen (Sassonia) si è voluto concedere.
Chitarre dal suono ruvido e sporco sono sempre in primo piano accompagnate dalla voce inferocita del frontman Matze. Resta solo qualche piccola perplessità per il suono dei piatti della batteria.
Il disco è aperto da una potente "Thor" dove si alternano sfuriate black con atmosfere pagan, più lenta ed epica è invece la successiva "Bärenpelz und Wolfsmantel" canzone che nelle parti centrali assume connotati "bathoriani".
"Heimwärts" può vantare una delle migliori sezioni ritmiche del lotto, ottima la doppia cassa sorretta da buoni giri di chitarra accompagnati quasi sempre dalla tastiera.
Si rallenta con "Runenstein", atmosfere cupe enfatizzate da note basse, così come basso diventa il tono di growl del cantante.
Gli altri brani scorrono via che è un piacere sulla falsa riga di quelli citati, una nota di merito va comunque spesa anche per "Zwei Raben" ed i suoi stupendi ed epicissimi giri di chitarra.
In chiusura troviamo un brano di oltre 8 minuti che racchiude lo spirito di tutto il disco variando in tempi e velocità. Ottime le atmosfere pagan che si vengono a creare dal gioco di chitarra/tastiera.
Il terzo disco è sempre una prova difficile per una band emergente, i Thrudvangar passano l'esame a pieni voti.
Pagani di tutto il mondo, fate vostro questo disco!
Recensione di Paolo Manzi
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