Ultimamente ci si era abituati alla nuova "linea" del metalcore, ricca di melodia ma soprattutto costellata di clean vocals a rendere il tutto più accattivante e "vendibile".
Bene i tedeschi Heaven Shall Burn non ne vogliono sentire parlare di cambiare sound in virtù del successo e propongono un album metalcore "vecchio stile", che è una vera e proprio bomba sonora.
"Iconoclast" è un sunto devastante delle violenze musicali nate a metà degli anni '90, l'hardcore americano e il death melodico della primissima scuola svedese (Edge of Sanity e At The Gates non vi dicono nulla?).
Questo lavoro non è comunque solo violenza e rabbia: vengono sapientemente alternati i pezzi più veloci e tirati come "Endzeit" o "Quest For Resistance", dove si può apprezzare la cattiva maestria di Matthias Voigt alle pelli, ad altri rallentati e pesanti, con il basso e la voce dei fratelli Eric e Marcus Bischoff fanno la parte del leone. Ineccepibile l'opera della coppia d'asce e il song-writing, che nonostante la mancanza di innovazione e rigenero, si mantiene ad ottimi livelli per tutto l'album, senza accusare cali o trovare pezzi "riempitivi" tra le 14 del lotto.
La già citata "Endzeit" è il brano migliore di questo quinto lavoro del combo tedesco, ma anche la cover della mia "amata" "Black Tears" degli Edge of Sanity è veramente soddisfacente.
Ancora una volta gli Heaven Shall Burn si sono confermati una della band più concrete e rabbiose del panorama metalcore.
Recensione di Dimitri Borellini
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