Dopo essersi sciolti nel 2004 ecco ripresentarsi con nuova linfa i pugliesi Mutala, "figli" dei giganti Natron.
Il loro sound non è cambiato rispetto al passato e si configura come una sapiente mistura tra una base di death metal di scuola americana e qualche sporadico accenno a quello più melodico di scuola svedese, ma loro, fieri delle loro origini, si sono sempre definiti "mediterranean death metal".
Il combo barese, prima dello scioglimento, realizzò un MCD “What Hates Will Kill” nel 2000 ed un full lenght “Carnivorous Disposition" due anni più tardi, ed ora si ripresenta sulla scena con questo album “Cloning wicked minds” ricco di dodici tracce, ma che in realtà sono nove, essendoci intro, outro e la strumentale "In my temple”, posta a metà disco che concede un po' di tregua all'ascoltatore.
Detto questo, i nove pezzi death metal sono tutti di buona fattura, ben composti e ben suonati, con una devastante sezione ritmica dei fratelli Febe (al basso) e Femto (alla batteria), che sono altresì i fondatori della band. Discreto anche il lavoro di Kohl alla chitarra, anche se il suo riffing spesso fa sentire troppo le sue influenze floridiane. Gli urli di Leon dietro al microfono meritano menzione a parte, perchè questo singer, almeno in studio, sembra non aver nulla da invidiare a quelli ben più blasonati.
Questo ritorno dei Mutala è stato sicuramente piacevole anche se ben poco si discosta dalle tipicità del death metal, ma quando tutto è curato, il risultato non può che essere positivo.
Recensione di Dimitri Borellini
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.