Terzo album in quattro anni per gli svedesi Flesh, anche se sarebbe più corretto parlare al singolare in quanto questo gruppo si può considerare come una one man band atipica, in quanto il leader Pete Flesh (Peter Karlsson già nei Thrown e Deceiver ed ex Maze Of Torment) compone e suona tutto da solo avvalendosi soltanto di Flingan, anch’egli membro dei Deceiver, come session drummer.
Il genere proposto dai Flesh è death-thrash metal maledettamente old-school dove sono estremamente evidenti le influenze di band come Possessed o Celtic Frost, ma anche quelle dei primi fautori del death metal di scuola svedese, e non a caso la madre patria di Pete Flesh è proprio la Svezia.
Questo “Worship The Soul Of Disgust” non ha certamente nulla da aggiungere alla storia del genere in questione, ma questi otto pezzi sono apprezzabili, con ottimi riff e strutture coinvolgenti. Inoltre ci sono anche un due brani inaspettati, la cui durata supera i sei minuti, ma senza provocare la minima sensazione di noia.
Un album ovviamente consigliato soltanto agli amanti della vecchia scuola, anche se un elemento più moderno possiamo trovarlo: l’ottima produzione curata da Tommy Tagtgren negli Abyss Studios.
Recensione di Dimitri Borellini
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