Gli americani Pharaoh arrivano con "Be Gone" al loro terzo album, un disco di power/heavy metal con venature progressive, evoluzione del precedente "The Longest Night". I temi un pò pessimistici sulla scomparsa dell'umanità fanno da sfondo ad una solida base data dalla chitarra di Matt Johnsen, e quello che certo non manca è la tecnica, anche se a lungo andare l'omogeneità generale della proposta incide invece in negativo sul giudizio di questo lavoro. Infatti anche se la qualità e buona, non ci sono in particolare canzoni che meritino più delle altre, e questa omogeneità complessiva non aiuta sicuramente.
Certo per un appassionato del genere è sicuramente un album valido, e basta ascoltare canzoni come "Dark New Life", dove alla chitarra troviamo anche Mark Reale dei Riot, e che riporta alla mente band come gli Iced Earth, anche se un pò "al rallentatore" (e le linee vocali di Tim Aymar ricordano un pò proprio i più famosi loro connazionali); oppure la lunga ed articolata "Buried At Sea", con le sue melodie e l'espressività del duo Johnsen/Aymar che di tanto in tanto le conferisce qualche sfumatura quasi epica. Ma in generale "Be Gone" non verrà certo ricordato come un capolavoro.
E' un disco insomma che si fa ascoltare, ed è a tratti anche piacevole, rimane però bloccato nella "canonicità" delle sue composizioni, a cui manca quel qualcosa in più che le renda appetibili, e dopo qualche ascolto è difficile che restino in mente per molto. In ogni caso c'è da dire che i Pharaoh hanno comunque realizzato un album tecnicamente valido, a suo modo classico, seppur con qualche elemento più moderno (vedi ad esempio l'effetto iniziale della titletrack), e che senza dubbio non deluderà la loro cerchia di fedeli fans. Le capacità per fare di meglio ci sono, bisogna sfruttarle.
Recensione di Marco Manzi
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