Eccomi qui di nuovo a narrare di Metallo… Stavolta tocca ai Mob Rules, combo tedesco giunto alla quinta release.
Il gruppo è relativamente giovane ma ha già mostrato cosa è in grado di fare! I tedeschi hanno infatti svolto tours con band del calibro di Savatage, Helloween, Rage, Company of Snakes, Ivory Tower, hanno partecipato al Wacken Road Show 2003 con Amon Amarth, Onkel Tom e Lordi tenendo concerti in Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria e Svizzera.
I Rules sono oggigiorno una delle band più prolifiche del panorama europeo, questo “Among the Gods” è la loro quinta fatica in cinque anni, un’altra curiosità è che il gruppo è stato fondato da Klaus Dirks, Mathias Mineur, Thorsten Plorin e Arved Mannot, ed ha visto in tutta la sua storia solo l’aggiunta di due nuovi membri quali Oliver Fuhlhage e Sascha Onnen, ma nessun cambio di Line-Up, il che è un avvenimento visto come si comportano band molto più famose e ricche!
Ma passiamo a parlare del loro disco.
Le danze si aprono con la epica “Black Rain”, da cui è estratto anche il loro singolo, caratterizzata da atmosfere particolarmente teatrali e suggestive il pezzo è una classicissima opener epic con ritornello che ti si stampa in testa, molto gradevole comunque all’ascolto.
Il secondo pezzo, “Hydrophobia”, presenta i connotati di un pezzo di maggiori influenze Heavy Metal piuttosto che Power o Epic, che fa molto Maiden e va sempre bene.
La track 3 dal titolo “Invitation Time” è anch’essa molto heavy anche se contiene molti più riferimenti nordici dei precedenti pezzi.
Siamo a “The Miracle Dancer” e il mio lettore mi dice che la traccia è la numero 4, a proposito di questo pezzo il singer Dirks parla di come il gruppo abbia voluto fortemente utilizzare alcuni strumenti etnici del Sud America per caratterizzare fortemente l’atmosfera storica della canzone.
La seguente “Among The Gods”, title-track del disco è sicuramente il pezzo più efficace, con i suoi quasi otto minuti di critica verso le “Indulgenze” vendute dalla Chiesa Cattolica nel Medioevo, ci sono anche due ospiti, Roland Grapow (Masterplan) alla chitarra e Ian Perry (Consortium Project) come corista.
New World Simphony è l’immancabile track che ricorda all’ascoltatore che il combo è germanico ed orgoglioso di esserlo, un pezzo orchestrale molto ben riuscito.
A seguire troviamo “Ship of Fools” molto progressive melodico così come “Seven Seas” che viene subito dopo.
Premendo avanti sul lettore ci troviamo nelle orecchie “Meet You In Heaven” un concentrato di Power dalla prima all’ultima nota.
L’ultima in tracklist è “Arabia” per la quale vale lo stesso discorso di “The Miracle Dancer” anche se in questo pezzo gli strumenti etnici sono del Medio Oriente e il pezzo presenta tutte quelle sfaccettature tipiche del tipo di musica a cui si sono ispirati, ottimi i vocalizzi.
Nel sostanza il disco è un buon lavoro anche se non parlo di certo di Masterpiece, non contiene pezzi di particolare spicco, è un buon lavoro e stop, nulla esce dall’ordinario.
Consigliato ai fans ed ai curiosi
Recensione di Alessandro “James” Fumasoni
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