"Hasswerk I" è un biglietto di sola andata verso l'ignoto. Immaginate un treno impazzito che sfiora velocità impossibili e che, al massimo della velocità raggiunta, perde la traiettoria e va fuori strada schiantandosi irreparabilmente contro edifici e palazzi distruggendo tutto e tutti. E' questo il modo più semplice per spiegare metaforicamente l'album degli Erben Des Zorns (in italiano Eredi della Rabbia) dal titolo "Hasserkeins", un impatto violento e diretto che non si perde in fronzoli e non lascia un attimo di respiro. La produzione è sporca, il suono essenziale e diretto, un death-thrash caotico e rabbioso con elementi decisamente punk. Riconducibili a gruppi come Lamb Of God o Carcass, fanno del tedesco la lingua rigorosamente utilizzata per le loro canzoni, il che attribuisce al tutto una dose di violenza in più. Spicca su tutti il brano "Tod Im Pit" per chitarra e interpretazione vocale, una scarica di adrenalina che si ricongiunge presto alla matrice. I riff sono abbastanza ripetitivi ma sempre decisi a scuotere le viscere dell'ascoltatore. Da notare le ben tre bonus track alla fine dell'album che non aggiungono niente di nuovo al lavoro a parte una nota grezza e pesante in più. Quello che i cinque teutonici hanno confezionato, è un lavoro violento e grezzo come i temi affrontati nei testi, con totale assenza di melodia, non eccessivamente originale, un po' fine a se' stesso se vogliamo, ma come sottofondo musicale per predere a pugni il muro credo che in quanto a novità discografiche adesso non si possa chiedere di meglio.
Recensione di Cristina Alexandris
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