“Fusion Future Death Metal” leggo sul foglietto di accompagnamento a questo promo. Comincio a chiedermi se la Nuclear Blast non abbia un sadico gusto a creare definizioni di generi musicali sempre più astruse, ricordando il futuristic hybrid metal dei Raunchy. Ce n’è abbastanza da indurre a pensare che si tratti della solita solfa, trita e ritrita: gruppi che si assomigliano tutti, canzoni tutte uguali, insomma, senza andare troppo per il sottile, un incrocio tra crossover e death melodico.
Eppure, al di là delle classificazioni, sfido chiunque a rimanere immobile all’ascolto di The Audio Injected Soul.
Il secondo lavoro del quintetto danese, che si era già conquistato un’ ampia fetta di popolarità con Mechanical Spin Phenomena (album che contiene le hit “Ghost”, confermata colonna sonora del film “Alone in the Dark” con Christian Slater e Stpehen Dorff, e “Liquid”), contiene una quantità di aggressività, di elementi techno e progressive e di riff melodici tale da non poter lasciare indifferenti nemmeno i più categorici avversari del genere.
Meno tecnico ma più immediato del suo predecessore, The Audio Injected Soul offre una sequela di pezzi orecchiabili e di sicuro impatto; provate ad ascoltare “Dreamstate Emergency”, “Door 2.12.03” o “Illuminate” e nel giro di pochi minuti vi ritroverete a canticchiarne i ritornelli in macchina o sotto la doccia!
Tentare la comparazione dei nostri con gruppi del calibro di Fear Factory, Meshuggah o Strapping Young Lad non rende certo giustizia ai Mnemic (acronimo di Mainly Neurotic Energy Modifying Instant Creation), la cui personalità è invece ben definita e riconoscibile; e se ancora state pensando che “in fondo le canzoni saranno tutte uguali”, dovrete ancora una volta ricredervi, perché le melodie catchy dei ritornelli e la batteria esplosiva, unite agli elementi techno, rendono ogni brano particolare e perfettamente distinguibile dagli altri.
Presente anche una cover di “Wild Boys” dei Duran Duran.
In conclusione, prescindendo dalle etichette e dai soliti pregiudizi sul genere, un buon lavoro, da ascoltare con spensieratezza.
Recensione di Tiziana Ferro
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