Avevamo lasciato i Pure Reason Revolution con il bellissimo “The Dark Third”, che un tre anni orsono brillò tra le uscite progressive rock in virtù di un sound fresco e originale capace di articolare gassose ed intricate trame rock con un pizzico di elettronica. La band svedese ritorna oggi con il secondo disco di carriera e sin dalle note dell’opener “Les Malheurs” si palesa un cambiamento di sound piuttosto netto rispetto al fortunato debutto. Le chitarre ed in generale la componente rock viene parzialmente messa da parte a favore di sonorità fortemente elettroniche che nel corso del disco sfoceranno in chiare influenze techno, cillout ed electro, l’anima del gruppo britannico è ancora ben identificabile nei complessi e particolarissimi intrecci vocali partoriti da Chloe Alper anche al basso e synth e da Jon Courtney diviso tra chitarre e synth, ma è innegabile come il cambio di direzione sia palpabile. Per chi ha avuto l’opportunità di vedere la band dal vivo (suonarono di supporto ai Blackfield di Steven Wilson all’Alcatraz nel febbraio 2007 ), sarà una svolta sicuramente meno traumatica, poiché proprio in quell’occasione un improvvisato finale altamente tecnologico, chiuse lo spettacolo, lasciando intuire le poliedriche qualità della band, dalla quale tuttavia non ci si poteva attendere una mossa tanto azzardata. Nonostante tutto ciò è piacevole constatare come i Pure Reason Revolution riescano a sfornare un disco ispirato dalla prima all’ultima nota, con composizioni elaborate che rivelano nuovi bellissimi particolari ad ogni ascolto, canzoni come “Apogee”, “Deus Ex Machina” e “The Gloaming”, si basano essenzialmente su partiture sintetiche ma non per questo risultano fredde, mostrando altresì una componente emozionale diversa nella forma, che oserei definire liquida, ma simile nell’intensità. La sola “Victorious Cupid” regala un approccio in linea con la release precedente, evidenziando l’incisivo apporto chitarristico per il resto i Pure Reason Revolution prestano fede al proprio nome sbarazzandosi di ogni possibile etichetta, scegliendo la difficile via del cambiamento, “Amor Vincit Omnia” è un premio al coraggio e alle qualità di questi ragazzi, ascoltatelo a mente molto aperta.
Recensione di Teospire
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