In molti hanno atteso questo momento per anni e anni, le speranze di sentire i padri del nostro genere musicale preferito suonare nuovamente su un album di inediti hanno preso sempre più forma nel nuovo millennio, prima nel 2001 con le voci di un possibile ritorno discografico con Ozzy dietro al microfono e poi un paio di anni fa, con la reunion di Ronnie James Dio e la conseguente creazione di questa nuova band denominata Heaven And Hell, già esibitasi in ogni parte del globo ricavando un live album di tutto rispetto contenente i classici intramontabili dell’era Dio nel Sabba Nero. Ora siamo nel 2009, ben 17 anni dopo l’uscita dell’allora acclamato “Dehumanizer”, avere tra le mani il suo reale successore fa un certo effetto, “The Devil You Know” è un’ennesima lezione di musica da parte dei maestri indiscussi dell’heavy metal, ed è interessante notare quanto la sua struttura musicale sia maggiormente accostabile ai primi lavori cupi e oscuri che a quelle di classici più movimentati come lo stesso “Heaven And Hell” e “Mob Rules”, al contrario la voce del buon Ronnie rimane sempre la stessa, espressiva e epica al punto giusto, quasi ci si dimentica che stiamo ascoltando cantare un sessantenne.
L’intro è affidata a “Atom And Evil”, pezzo doom caratterizzato da riff lenti e ossessivi in contrasto con la voce divina del singer, una partenza strana pensando ad altre opener come “Neon Knights” e “Computer God”, ma comunque ben studiata e d’effetto. La successiva “Fear” risulta un tantino sottotono, qua le idee messe in gioco sono davvero minime ma l’ascolto risulta comunque piacevole facendo da preludio al miglior pezzo del disco, ovvero la possente “Bibble Black”, midtempo che a tratti ricorderà la storica “Children Of The Sea”, qua si toccano livelli di alta scuola, la coppia Butler-Appice fa da base perfetta al classico riffing di Iommi, ben ispirato anche in fase di assolo, ma d’altronde c’era da aspettarselo da uno come lui. Brano obbligato a entrare nelle setlist dei loro concerti. Si continua su buoni livelli con la doomeggiante “Double And Pain” e la lunga “Rock & Roll Angel”, dove le ritmiche incalzanti del guitarman vanno a dare libero sfogo alle linee vocali espressive di Dio. Leggermente fiacca è invece “The Turn of the Screw”, episodio nettamente trascurabile, al contrario di “Eating The Cannibal” che coi suoi 3 minuti e 35 ci porta a fare un tuffo nell’hard rock non troppo pretenzioso ma comunque d’effetto, in netto contrasto con la seguente “Follow The Tears”, introdotta da un organo tetro per poi seguire su una linea di chitarra piuttosto cupa e ossessiva. Nel finale troviamo un altro pezzo sottotono come “Neverwhere”, per poi passare a “Breaking into Heaven”, brano più lungo dell’album caratterizzato da tempi lenti di puro stampo doomy che danno una chiusura dignitosa all’opera, così come era iniziata.
Zitti zitti gli Heaven And Hell ci hanno saputo dare un ennesima conferma della loro maestosità, senza regalarsi un capolavoro, termine fin troppo abusato ultimamente, ma bensì un album semplice e diretto, che risente sicuramente della modernizzazione del suono ma che in quanto a musica e contenuti ci porta dritti negli anni ’80, possiamo senza ombra di dubbio sentirci soddisfatti e appagati.
Recensione di Thomas Ciapponi
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