Il 25 ottobre esce nei negozi italiani il primo album del nuovo gruppo del mainman dei Savatage, Jon Oliva’s Pain.
I 13 pezzi di questo disco sono tutti nati dalla mente di mister Oliva che li ha scritti senza pensare di utilizzarli per questa nuova band, senza sapere dove sarebbero andati a finire. Quando le musiche e i testi furono conclusi il singer statunitense si rese conto che il risultato era un po’ troppo cupo per poter costituire un album della sua band principale e così pensò di contattare altri musicisti per mettere in piedi un nuovo gruppo. I componenti della line-up erano in contatto con Oliva già da molti anni e hanno anche suonato nel disco di debutto dei Circe II Circle, il gruppo di Zachary Stevens. Inoltre in “No Escape” e in “Nowhere To Run” dietro le pelli troviamo Steve Wacholz, il quale è stato batterista dei Savatage per un lungo periodo.
Dopo questa breve introduzione possiamo passare a parlare di questo disco; le parti melodiche accompagnano bene i testi e le linee vocali che spesso creano un’atmosfera malinconica. In alcuni punti la voce del singer racchiude e ci comunica tristezza mentre con riff pesanti le corde vocali si arrabbiano e la voce diventa aggressiva e più graffiante. Il genere è un rock/metal in cui le tastiere e il piano non hanno certo un ruolo secondario.
Leggendo i titoli di questo disco riusciamo a percepire un senso di solitudine (The Dark, Walk Alone, Pain) e un bisogno di scappare da qualcosa o da qualcuno ed essere libero (No Escare, Nowhere To Run, Fly Away).
Il titolo di quest’ album proviene da Criss Oliva, deceduto in un incedente stradale nel 1993; il chitarrista fratello di Jon aveva progettato di incidere un solo album strumentale e chiamarlo appunto ‘Tage Mahal.
Le idee che troviamo in questo ultimo lavoro sono veramente buone e confermano la bravura di Jon Oliva dimostrando quanto egli sia un vero professionista in questo campo. Ogni traccia fa il suo dovere invogliando a proseguire nell’ascolto, ha tutto quello che serve per essere una canzone completa senza elementi aggiuntivi che potrebbero rischiare di annoiare i fan.
Il livello tecnico dei musicisti è buono anche se in molti punti basta un semplice riff o un a melodia non molto complessa per far sì che pochi spunti portino a creare una grande canzone.
La produzione è ottima e se ‘Tage Mahal sarà il vostro prossimo acquisto non rimarrete certo delusi.
Recensione di Mattia Berera
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