Degli Mnemic si erano quasi perse le tracce dopo la pubblicazione di "Passenger", album che permise alla formazione danese di raccimolare qualche manciata di fan in giro per l'Europa, rieccoli invece tornare in sordina con questo "Sons Of The Sysyem", dal quale era lecito aspettarsi un, se non notevole, almeno leggero salto di qualità. L'industrial si sa, è un genere che si odia o si ama, non è semplice saper comporre qualcosa di veramente originale rimanendo saldati alle sue basi, per questo chi non ce la fa viene presto affondato nel fango e purtroppo gli Mnemic rischiano presto di finirci dentro. Ma procediamo con calma.
Chiariamo subito che il quarto disco della band non è assolutamente inascoltabile, anzi ci troviamo di fronte a dei ragazzi che quando si parla di impugnare gli strumenti e di darci dentro non si tirano di certo indietro, le composizioni infatti vantano quasi tutte di una certa carica adrenalinica e di un affiatamento percepibile fin dalla prima traccia, che altro non è che la titletrack. Anche i pezzi più cadenzati come "The Erasing" o "March Of The Tripods" vengono eseguiti con una certa voglia di far bene, a iniziare dal buon Guillaume Bideau, che ci dimostra di trovarsi ulteriormente a suo agio tra il suo scream disperato e la ricerca di linee melodiche vocali dedite a condire a dovere i riff meccanici della coppia Mircea-Rune. Il grosso problema degli Mnemic però, è quello di non rischiare minimamente a discostarsi dalle idee precedentemente proposte, purtroppo seppur energici, gli 11 brani che vanno a comporre il platter non ci presentano uno straccio di idea in grado di poter finalmente parlare del gruppo senza accostarlo ad altri nomi grossi della scena. Insomma lo spettro Fear Factory è sempre nell'aria, le strutture di Bell e soci sono percepibili nel raggio di chimoletri e sfortuna vuole che "Sons Of The System" veda la luce un mese prima di "Mechanize", ritorno della band losangelina che probabilmente spazzerà via il disco dei danesi.
Dobbiamo quindi dare un ennesimo rimando a questi ragazzi, che seppur bravi nel suonare la loro musica hanno ancora molto da imparare sul fatto di comporla, ma troppe possibilità non fanno mai bene a nessuno. Buttate comunque un ascolto al lavoro, da un certo punto di vista se lo meritano.
Recensione di Thomas Ciapponi
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