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Heathen - "The Evolution Of Chaos" (Mascot Records/Audioglobe)

Line up:

David White - Vocals
Lee Altus - Guitars
Kragen Lum - Guitars
Jon Torres - Bass
Darren Minter - Drums
 

voto:

8,5
 

recensione

Sonora, un sobborgo di San Francisco che ha dato origine negli anni ’80 ad una delle formazioni più complete e tecnicamente preparate dell’intera scena Thrash americana, stiamo parlando degli Heathen. Band dal passato illustre ha difatti all’ attivo due full lenght che sono l’esempio più cristallino, insieme alla lezione dei Toxik, di come saper convogliare nelle proprie strutture tecnica, raffinatezza, wall of sound imponente senza scadere in tecnicismi fini a se stessi.
Sonora non è solo il loro luogo di fondazione ma è pure l’aggettivo con cui si puo descrivere la loro reunion gia iniziata con il best of del 2004 “Recovered” e proseguita con un ottimo demo che aveva lasciato trasparire una band in piena forma che non aveva perso lo smalto degli anni d’oro nonostante il lungo periodo di inattività. Eccoci quindi all’alba del 2010 con un nuovo lavoro d’inediti “The Evolution of Chaos” che gia dal titolo e dall’apocalittica copertina prepara l’ascoltatore ad un’ora abbondante di puro Speed/Thrash come solo loro sono in grado di fare. Pronti, partenza, via.
Il disco si apre con “Intro”, arrangiamento dal carattere orientaleggiante, molto atmosferico che ci apre la strada al primo brano killer “Dying Season”, Minter picchia duro e martella per tutta la lunghezza del brano, Torres si fa sentire con delle linee di basso essenziali ma efficaci, White ci fa capire che la sua voce c’è e la coppia Altus/Lum macina riff sopra riff micidiali da dare in pasto al più scatenato headbanging.
Quello che ha caratterizzato maggiormente la carriera degli Heathen nei dischi precedenti è stata l’incredibile dote di sapere unire melodia e violenza creando sonorità particolarissime strutturate all’interno di brani di notevole lunghezza e complessità che prevedevano cambi di tempo, momenti di puro mosh ed altri più ragionati. E’ su questo che si basa la mastodontica “Control By Chaos” dove oltre al solito Altus, molto più a suo agio nella creatura originale che nei recenti Exodus, si nota un White che alterna un cantato graffiato a uno più clean che caratterizzerà l’intero disco, sempre rimanendo in coordinate Speed/Thrash. Ma gli Heathen per questo comeback hanno voluto fare le cose in grande e mostrare all’intero panorama metal quanto abbiano ancora da dire e la poliedricità delle composizioni è uno degli innumerevoli punti di forza di “The Evolution of Chaos”. No Stone Unturned nei suoi 11 minuti di durata è quanto ambiziosa quanto ben riuscita con una parte acustica centrale azzeccata. Su "Victims of Deception" avevamo conosciuto il vero significato di Thrash ballad con “Prisoner of Fate” e qui gli Heathen ne propongono ben due “A Hero’s Welcome” e “Red Tears of Disgrace”, la prima non molto caratterizzata e un poco prolissa mentre la seconda si sviluppa in un roccioso mid-tempo che sfocia in un ottimo lavoro chitarristico e si candida per essere una delle migliori canzoni presenti sul disco. Il lato arcigno, acido degli Heathen emerge invece in “Arrows of Agony”, “Bloodkult”, “Fade Away” o nella maestosa closer “Silent Nothingness” dove i nostri puntano dritto all’obiettivo nel creare assoli al fulmicotone, power chord, palm muting e riff stoppati dal sapore ’80 senza sfronzoli con un buon gusto della melodia onnipresente e mai noioso.
Nota di merito ad un songwriting elaborato e solido come tradizione e alla band che risulta essere affiatata come non mai e che è in grado di fornire una prestazione di elevato spessore e contenuto musicale. Si poteva fare di più invece in sede di produzione dove i suoni risultano talvolta troppo secchi e lontani da quel calore che avvolgeva “Breaking The Silence o “Victims of Deception” e il povero Torres ne risulta penalizzato, anche se globalmente il sound è cristallino e punta a mettere in risalto il lavoro assassino della coppia Altus e Lum. Difetti da trovare sono veramente difficili vista la mole di composizione riservata alla creazione dei brani che puo risultare stantia solo nel caso della ballad citata precedentemente e di “Undone”, che paga l’essere estremamente lineare, ma qui è proprio come voler cercare l’ago nel pagliaio.
Il 2010 è appena iniziato ma questo disco degli Heathen si pone come un ottimo esempio di come riproporsi dopo anni di pausa e di cosa voglia dire avere personalità, attitudine e capacità nel creare un lavoro che suoni attuale senza snaturare assolutamente le proprie radici musicali.

Recensione di Daniel Molinari

tracklist

  1. Intro
  2. Dying Season
  3. Control by Chaos
  4. No Stone Unturned
  5. Arrows of Agony
  6. Fade Away
  7. A Hero's Welcome
  8. Undone
  9. Bloodkult
  10. Red Tears of Disgrace
  11. Silent Nothingness

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