Dopo una decade da capogiro comprendente album strepitosi, un DVD ben curato e qualitativamente con pochi eguali e una serie di tour pienamente soddisfacenti giunge anche per i Dark Tranquillity il fatidico momento del fiatone. Un po come dopo una lunga maratona infatti anche la band capitanata da Stanne ha deciso di fermarsi sfinita e crollare per terra dalla stanchezza, certo non è un'introduzione incoraggiante ma è meglio chiarire subito come stanno le cose, ovvero che il qui presente "We Are The Void" è un disco spento e anonimo, smarrito in un tunnel buio senza provare a cercare un minimo raggio di luce. Probabilmente eravamo stati abituati fin troppo bene, in tutti questi anni avevamo assistito all'ascesa di una formazione come poche, intelligente, coraggiosa, progressista e allo stesso tempo legata alle tradizioni, che non aveva paura di osare e mettersi in gioco, rimanendo però sempre coi piedi per terra. Lo sforzo di questo periodo d'oro puo aver dunque influenzato la riuscita di questo nuovo album, grigio e vuoto come la copertina e appunto il suo nome, un lavoro che parte e segue una linea costante diretta verso il nulla, per la prima volta sembra infatti sentire i Dark Tranquillity totalmente privi di idee e preceduti da una previdibilità pazzesca. Se in passato l'elettronica e il più recente apporto di Martin Brändström alle tastiere ricopriva solo un ruolo di contorno che ben si sposava con le liriche e la musica della band, ora ci troviamo a doverci subire un abuso scorretto e immotivato, piazzando in primo piano noiosissime e prolisse melodie che risulterebbero banali anche a chi di queste cose ne fa il proprio pane quotidiaono. I momenti più godibili dell'intero ascolto sono proprio quelli dove la band rimane coi piedi per terra e tenta di riproporre con delle semplici varianti quanto fatto in passato, il trittico iniziale non è infatti da buttar via, "Shadow In Our Blood" è forse il miglior pezzo del lotto, non esaltante ma comunque abbastanza elaborato, "Dream Oblivion" come singolo vale poco ma nella trecklist fa la sua discreta figura mentre "The Fatalist" vanta di un chorus che in sede live farà la sua bella figura. Il resto della tracklist e da dimenticatoio, qua e la si intravede qualche sforzo compositivo come in "Her Silent Language" dove il frontman riprende l'uso del clean che personalmente ho sempre apprezzato. Il fondo viene toccato con "Arkhangelsk" e "I Am The Void" due pezzi orribili che non mi sarei mai immaginato di dover ascoltare da una band come i Dark Tranquillity, probabilmente si tratta di due scarti da precedenti dischi. A chiudere troviamo invece la lunga ma salvabile "Iridium", midtempo catatonico basato su una buona base di tastiere-chitarre, queste ultime poco ispirate e messe in secondo piano per tutta la durata dell'ascolto.
Anche dopo innumerevoli chance "We Are The Void" ci contora di un freddo insipido, nulla ci rimane alla fine di questi 47 minuti, i primi veramente sofferti da quando la band ha iniziato a comporre dischi. Duole ammetterlo ma questa volta ci troviamo di fronte a un lavoro sufficente e nulla più, se non altro per le solite doti tecniche e la professionalità strumentale a cui ci hanno abituato i nostri, preghiamo che non sia il primo di una lunga serie di scalini in discesa e che i geni di Gothenburg abbiano solo avuto un attimo di abbiocco dopo il duro lavoro degli scorsi anni.
Recensione di Thomas Ciapponi
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