3 pezzi 3, tanto per far capire di che pasta sono fatti i The Red Coil, quintetto milanese all'esordio discografico, fautori di un paludoso Doom/Stoner molto vicino alle sonorità dei celebri Down.
Si parte alla grande con la ritmata “Burning Shores”, dal suo riff circolare veniamo letteralmente trascinati in un vortice paragonabile alle sabbie mobili, il tutto condito dai cupi lamenti del singer Marcko, dall'ugola in inconfondibile Anselmo style (dell'ultimo periodo!).
Si prosegue con “Traces Inside”, più orecchiabile dell'opener, con uno straziante refrain che squarcia i filamentosi giri di chitarra messi insieme dall'accoppiata Luca/Dani, da citare anche uno stacco melodico, che, arpeggio incluso, riecheggia di Alice In Chains, nella versione più depressa.
Il tutto è chiuso da “Breakfast Blues With Lucifer”, brano dalle trame spezzettate, che non esiterà a farsi apprezzare da chi ama un approccio più “moderno”, comunque non snaturando affatto il trademark della band.
Mi fa piacere essere stato colpito così positivamente da un sound che non è il mio, ciò a testimonianza dell'assoluta qualità della proposta The Red Coil, che necessiteranno certo di confermarsi sulla lunga distanza, e di misurarsi con una produzione più grassa che mai, tanto gli auguro.
Conviene seguirli, perchè sono sulla strada giusta, quella che porta dritta nelle paludi della Louisiana!
Recensione di Alessio Aondio
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