Non so il perchè ma, ogni volta che leggo il loro monicker nella mia mente si partorisce la figura immaginaria creata da Bakaitis in Matrix, l’Architetto. Ora, non è il caso di fare un parallelismo con le vicende cinematografiche dei fratelli Wachowksky ma, un punto in comune con i Mouth of The Architect si riesce tranquillamente a trovare: la realtà distorta e traslata su altri piani esistenziali. Questo giovane quintetto dell’Ohio ha per caso trovato la chiave di volta per poter accedere ad altre dimensioni, ha scoperto che il mondo in cui viviamo è un programma informatico e ce lo vuole rivelare? Ma certo che no.
Il trasportare in un altro pianeta/galassia è la conseguenza diretta della loro proposta musicale che pare essere nata per il solo scopo di isolare l’ascoltatore e trascinarlo in un’altra dimensione vorticosa ricca di cambiamenti repentini d’umore, situazioni, sensazioni ed emozioni. Il senso di alienazione che pervade i nostri padiglioni auricolari è una costante fissa per tutta la durata di questo nuovo EP “The Violence Beneath” che ci serve come assaggio per il successore di “Quietly” uscito oramai due anni or sono. Ma come, si recensisce un EP ? Insomma, quattro tracce per la durata totale di mezz’ora abbondante di viaggi musicali direi che sono un banco di prova sufficiente per le enormi capacità dei MOTA. Ecco, se cercate un’etichetta per definirli siete proprio fuori strada e l’evoluzione che si constata dal capolavoro “The Ties The Blind” [2006] ne è la pratica dimostrazione. Influenze che spaziano dallo Sludge atmosferico fino ad essere assortiti da cadenzati, lisergici riff di chiaro stampo doomish prima di essere ancora travolti da composizioni con dissonanze, sonorità dapprima delicate e poi così impetuose da raggiungere un punto di non ritorno dove si sviluppano soli, break dilatati portati al limite dell’agonia più genuina . Per concludere non mancano incursioni classiche e tonfi atmosferici che ci lasciano in uno stato catatonico. E’ inutile sottolineare che ci troviamo di fronte ad una band con dei musicisti con la “m” maiuscola i quali sanno architettare, mai termine è più azzeccato per la loro concezione, delle suite Post Metal uniche e capaci di mutare la propria forma in modo completamente camaleontico facendoci credere di essere già skippati alla traccia successiva o in un altro album. L’artwork di Fullam può essere la summa grafica di questo pensiero, un trip in poche parole. La rabbia, la tranquillità provocata da soffusi arpeggi in clean, l’ansia, l’irrequietudine, l’epicità, la sofferenza sono tutte variabili impazzite e trasformate in musica dai MOTA e pienamente riscontrabili in “The Violence Beneath” dove l’essere eclettico dell’artista prende il sopravvento e il tutto si bilancia per trovare un equilibrio sonoro. Così, dall’esagitata title track, si passa all’escalation ricca di pathos di “Buried Hopes” fino alla chiusura affidata all’eccentrica “Restore” e all’apparente calma di “In Your Eyes”, cover di Peter Gabriel .
Le premesse per un futuro radioso ci sono tutte, intanto è tempo di lasciarsi trasportare da questa colonna sonora di un film chiamato “Mouth of The Architect” e magari rispolverare la loro discografia.
Recensione di Daniel Molinari
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.