Altro gran colpo per la Art Of Propaganda che mette sotto contratto i Tumulus Anmatus, band lombarda giunta al debutto con il qui presente "Ave Casus Mundi", gran bel lavoro a cavallo tra la ferocità del black e la devastazione del death di stampo europeo. Oltre ad avere uno stile del tutto personale, i Tumulus hanno la particolarità di usare testi in lingua italiana, come potete poi vedere dai titoli stessi dei pezzi presenti sul disco, otto in totale. L'ascolto si rende fin dalle prime note interessante con delle forti liriche e l'ottima prestazione delle chitarre, gelide a tratti e ben più impennate in altre, dove la band decide di velocizzarsi ed esternare tutte le sue visioni apocalittiche, ben introdotte dalla voce sporca del frontman Tumulash che convince a pieno regime per tutta la durata del lavoro, soprattutto in episodi come "...Cenere" e "Voci Dal Profondo". Proprio quest'ultima rappresenta sicuramente al meglio quella che è la proposta del gruppo, una piccola perla di rabbia inaudita in cui il marciume black e la sofferenza estremizzata del death si incontrano per un risultato tutto da gustare, sfociando poi in un finale quasi thrash. Altro pezzo degno di nota è la conclusiva "Ecce Homo, una sorta di tributo ai primi Slayer in maniera tipicamente black, rabbia inaudita che si scaglia a tutto volume nelle orecchie dell'ascoltatore. Non faranno quindi fatica a fare braccia nello stereo dei blackster i Tumulus Anmatus, ai quali si può rimproverare solo una leggera ripetitività in alcuni passaggi, lungi però dal rovinare l'intero ascolto che si dimostra piacevole e scorrevole dall'inizio alla fine, anche per chi di black non se ne nutre a colazione. Grande esordio quindi, le porte del futuro sono spalancate a questa furiosa creatura che grida la propria presenza all'interno della scena estrema italiana.
Recensione di Thomas Ciapponi
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