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Black Tusk - "Taste The Sin" (Relapse Records/Audioglobe)

Line up:

Andrew - Guitar, Vocals
James - Vocals, Drums
Athon - Bass, Vocals
 

voto:

8
 

recensione

Il periodo d'oro dello sludge continua senza guardare in faccia a nessuno, in contemporanea alla nuova sorprendente fatica degli Howl la Relapse mette sul mercato un altra rivelazione da non lasciarsi sfuggire, i Black Tusk con il loro "Taste The Sin". Guardacaso la provenienza di questa giovane formazione è la Georgia (US), Savannah per essere precisi, mecca mondiale per tutti gli amanti di queste sonorità dal difficile interesse commerciale. Dopo lo scoppiettante esordio con "Passage Through Purgatory" delle zanne nere si erano un po perse le tracce, merito anche delle clamorose uscite dei cugini Baroness, Kylesa e altri ancora. La label di Filadelfia però si sa, ha occhio molto attento, ed ecco quindi un nuovo contratto che permette alla band di ritornare per consacrare le proprie capacità e gettarsi a capofitto in questa grandiosa ondata paludosa. Così come un poderoso mammoth che si erge dalle viscere della montagna e distrugge tutto ciò che trova sul suo passaggio, anche i Black Tusk sono stracolmi della medesima furia, irrompendo fin dal primo ascolto con 10 rocciose tracce a cavallo tra l'hardcore più putrido e l'heavy punkeggiante reso famoso dai leggendari Motorhead. Lo sludge proposto è quindi uno di quelli veloci e sporchissimi, le parti doomysh sono ridotte al midollo e il timone lo prendono i mastodontici riff sparati a tutta velocità, rendendo tutte le composizioni cariche di un'energia coinvolgente che una volta liberata gli effetti sono paragonabili a quelli di una bomba atomica. L'anima del suono è quindi prevalentemente strumentale, le parti vocali passano in secondo piano, assumendo di tanto in tanto l'aspetto di una cornice animata che urla sgofo e liberazione, come se prendessimo una bestia in gabbia e dopo averla torturata la liberassimo dalle sue catene. Il trittico iniziale formato da "Embrace the Madness", "Snake Charmer" e "Red Eyes, Black Skies" è esaltante e rappresenta al meglio tutta questa descrizione. Anche "Way of Horse and Bow" non è da meno, candidato a miglior pezzo del lotto il suo groove è tanto distruttivo quanto coinvolgente, sicuramente da pogo sfrenato. In "Unleash The Wrath" troviamo invece l'anima doom, nel suo incedere lento e cadenzato si percepisce la sofferenza tipica dello sludge per poi esplodere in un finale più movimentato. "The Take Off" non farebbe invece fatica a finire su un album dei Motorhead se alla voce ci fosse Lemmy. A chiudere invece ci pensa "The Crash", pezzo articolato che racchiude bene l'essenza dell'intero lavoro. Due applausi quindi doverosi, il primo agli stessi Black Tusk per questa concreta prova delle loro capacità e per l'immediata presa della propria proposta, il secondo, doveroso, alla Relapse Records, che con band come questa, i Baroness, gli High On Fire, gli Howl e chi più ne ha più ne metta, sta dando un grande contributo ad un importante passo avanti per l'evoluzione di quel gran genere di niccha che è il doom metal. Illegali!!

Recensione di Thomas Ciapponi

tracklist

  1. Embrace the Madness
  2. Snake Charmer
  3. Red Eyes, Black Skies
  4. Way of Horse and Bow
  5. Unleash the Wrath
  6. Twist the Knife
  7. Redline
  8. The Take Off
  9. The Ride
  10. The Crash

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