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The Sword - "Warp Riders" (Kemado Records/***)

Line up:

J.D. Cronise - Vocals, Guitar
Kyle Shutt - Guitar
Bryan Richie - Bass
Trivett Wingo - Drums
 

voto:

6,5
 

recensione

Salvare il presente riutilizzando il passato. In quanti nel mondo della musica hanno adoperato questa filosofia? Innumerevoli nomi, noti sia nel mainstream che nel panorama più undeground hanno optato per questa soluzione presa il più delle volte per riparare le scarse vendite dovute a un qualsivoglia nuovo corso musicale poco riuscito. E quale modo migliore se non riproporre la formula che ha reso nota la formazione in questione? Triste è vero, ma lo è ancora di più vedere formazioni giovani con buone idee e un futuro spianato che di punto e in bianco abbandonano quel buono che erano riuscite a costruire per gettasi nel calderone dei ricicli insensati. Prendiamo ad esempio i The Sword, quartetto promettente texano partito alla grande con una miscela stoner/doom da far accapponare la pelle, buone erano le idee messe in tavolo con il debutto "Age of Winters", disco devoto alla scuola sabbathiana ma pieno di ottimi spunti che ci si aspetterebbe da giovani come loro. Neanche il tempo di assaporare le loro vangate di ardente sabbia che con la pubblicazione di "Gods of the Earth" la situazione muta gia vistosamente, i suoni si fanno più veloci e il tutto rimanda all'heavy di stampo classico riletto in chiave più rocciosa e sgranocchiata. Ecco quindi che arriviamo alla terza fatica, con la quale questa fortunata stella nascente manda completamente a quel paese le proprie radici e punta all'ampliamento della proposta del suo predecessore. "Warp Riders" è giusto chiarirlo fin da subito, è un disco di heavy metal, le chitarre rocciose che rimandano ai suoni leggendari di Kyuss e Corrosion Of Conformity non sono altro che una maschera per celare la vera natura dell'opera, una frittura rimescolata e poco azzardata per andare sul sicuro e regalare un 50 minuti di musica easy-played a chi deciderà di acquistare il lavoro. L'impatto è tutto sommato buono, le carte messe in gioco sono povere ma messe bene sul tavolo e la band catturerà sicuramente l'attenzione di un pubblico più vasto vista la trasformazione del suono, più accessibile e orecchiabile che in passato. Tuttavia ci si accorge ben presto che gran parte della tracklist è divertente e nulla più, dopo qualche ascolto infatti sfido chiunque ad aver ancora voglia di schiacciare il "play" su certi pezzi, "Tres Brujas" e "Arrows in the Dark" su tutti, carini e nulla più. Non tutto è però da buttare, nella seconda parte dell'ascolto la qualità decolla egregiamente, con "Astraea's Dream" i ragazzi inizziano a picchiare duro con una prova generale davvero da applausi, nella titletrack l'atmosfera arida e desertica prende il sopravvento creando un bel midtempo mentre in "The Chronomancer II: Nemesis" le uniche bordate doom/stoner si fanno sentire più forti che mai e regalano al brano la corona di migliore dell'album.
Non aspettatevi dunque niente di clamoroso, seppur l'opera in sè non sia da buttare e si lasci ascoltare allegramente ci si aspettava sicuramente di meglio da una band spesso scelta come supporto per i tour dei Metallica e che si era fatta conoscere come una promessa del circuito. In questo caso speriamo in un futuro passo indietro.

Recensione di Thomas Ciapponi

tracklist

  1. Acheron/Unearthing the Orb
  2. Tres Brujas
  3. Arrows in the Dark
  4. The Chronomancer I: Hubris
  5. Lawless Lands
  6. Astraea's Dream
  7. The Warp Riders
  8. Night City
  9. The Chronomancer II: Nemesis
  10. (The Night the Sky Cried) Tears of Fire

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