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Seven The Hardway - "Seven The Hardway" (Mascot Records/Edel)

Line up:

Mark Boals – Vocals
Tony McAlpine – Guitar, Bass, Keyboards
Virgil Donati – Drums
 

voto:

5,5
 

recensione

Ultimamente vanno molto di moda i supergruppi. Dopo il fenomeno reunion (tuttora in corso, anche se il vero boom c’è stato a metà della decade che sta per concludersi), ora pare che la tendenza sia quella di unire nomi di spicco del panorama rock/metal per far loro incidere dischi. Ultimi in ordine di tempo sono stati i Chickenfoot (Sammy Hagar, Joe Satriani, Michael Antony e Chad Smith) ed i Black Country Communion (Glenn Hughes, Joe Bonamassa, Jason Bonham, Derek Sherinian), mentre oggi ci troviamo davanti all’apparentemente sconosciuto monicker Seven The Hardway, dietro al quale però si nascondono nomi di spicco del panorama heavy americano quali Mark Boals (ex-Malmsteen) alla voce, Tony McAlpine (ex-Steve Vai) a chitarra, basso e tastiere e Virgil Donati alla batteria. McAlpine e Donati erano già stati protagonisti di un discreto lavoro sotto l’egida del nome The Devil Slingshot insieme al bassista Billy Sheehan, quindi sono abbastanza abituati a situazioni del genere, mentre Mark Boals fa esattamente quello che ha sempre saputo far meglio: il gregario. Infatti il cantante sembra proprio essere quello più fuori contesto tra i tre, visto che, mentre i musicisti fanno di fatto quello che vogliono tessendo trame piuttosto complesse ed intricate, lui ci ricama sopra linee vocali tipicamente hard rock che hanno invece poco a che fare con il progressive metal espresso dalla controparte strumentale. L’unico momento veramente calzante per la voce di Mark è la ballad “Where I’m Going”, episodio tutto sommato abbastanza banale e prevedibile nel suo incedere fin troppo simile ad altre ballatone contenute in lavori di altri artisti.
Insomma, il vero problema dei Seven The Hardway sono le linee vocali (e non la voce, sia chiaro), perché, se fossero state costruite meglio, questo sarebbe potuto essere un lavoro sperimentale e progressivo fino al midollo, mentre così si tratta solo di una riunione tra professionisti che vogliono solo e soltanto divertirsi un po’ senza fare troppo sul serio. Forse avrebbero fatto meglio a lasciare questi brani in un cassetto in attesa di poter trovare l’ispirazione giusta per modificarli a dovere, ma questo non sta a noi deciderlo. Il risultato di una collaborazione che promette veramente scintille si risolve alla fine in tanto fumo e poco arrosto. Peccato, perché da grandi artisti professionisti come quelli coinvolti nel progetto Seven The Hardway ci si poteva aspettare molto di più.

Recensione di Andrea "Thy Destroyer" Rodella

tracklist

  1. Liar
  2. Guilt
  3. Solitary Man
  4. Where I’m Going
  5. All I Had
  6. Blame
  7. The Wall
  8. Good And Evil
  9. Happy Ending
  10. The Cage

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