I Condemned? hanno fatto storia, erano una band di puro HC americano, quello degli anni ’80, con testi sociali e politicizzati, altamente influenzata dal punk ma che amava anche il primordiale thrash che nei succitati anni stava prendendo piede in Germania e negli States.
Nel 1986 furono la prima band a licenziare un full lenght (Humanoid or Biomechanoid) con una neonata etichetta indipendente tedesca, la stessa che oggi presenta nel suo roster stelle del metal mondiale: stiamo infatti parlando della grande Nuclear Blast, che che 25 anni dopo ha rimesso sotto contratto la band capitanata da Scotty “Rotten” Gardner per rilasciare un nuovissimo disco che trasuda anni ’80 da ogni nota. Siamo dinanzi ad una celebrazione di quegli anni, con gli stessi testi che parlano di una riottosità sempre attuale, del disagio sociale e della voglia di libertà.
Anche in questo gradito ritorno, i Nostri hanno miscelato l’attitudine punk con riff a volte più metal oriented, rimanendo comunque ancorati al loro passato. Questo legame è stato consolidato anche dal lavoro del producer Billy Anderson (Neurosis, Mr. Bungle, Cathedral etc.) che in “Condemned2Death” è sporca e dannatamente retrò, il suono a mio parere più giusto da accostare alla proposta della band.
Come avrete già capito il disco non presenta assolutamente nulla di nuovo: il livello tecnico non è sicuramente elevato, il songwriting si basa su cliches del genere, le melodie tipiche americane spesso fanno capolino:
Ma c’è qualcosa di particolare: ascoltando le 14 tracce del lavoro (presenti anche alcuni vecchi cavalli di battaglia della band), spesso schegge impazzite di poco più di un paio di minuti, si respira la genuinità della proposta: i Condemned? non scimmiottano il punk HC di 25 anni fa, loro c’erano all’epoca, avevano la giusta attitudine che si sono portati appresso negli anni.
E’ questo che mi ha portato alla valutazione numerica in fondo alla recensione: quel numero indica quanto io abbia apprezzato la band e la loro proposta così anacronistica quanto sincera.
Disco consigliato ai nostalgici e soprattutto ai neofiti del genere: bisognerebbe conoscere le radici per poter poi apprezzare il frutto…
Recensione di Manuel Molteni de Regibus
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