I The Haunted sono da sempre un punto interrogativo gigante nel mondo del metal, troppi fattori hanno da sempre influenzato il percorso della band dei fratelli Björler, dal duro compito di lasciarsi alle spalle quella maledetta ombra degli At The Gates alla difficile gestione del frontman, che sembra ora trovare definitivamente figura nel buon Peter Dolving. Non dimentichiamoci poi delle continue "sperimentazioni" per trovare un trademark del tutto personale, tralasciando ovviamente il costante rimando alle ritmiche assassine di Anders, sempre in primo piano e adatte al contesto del pezzo di turno. Incredibile ma anche con "Unseen" ci sentiamo di dire che la band non è ancora riuscita in questo intento, pubblicando un lavoro che per certi versi è molto simile, ma più debole, al precedente "Versus", un buon lavoro di incontro tra il post-thrash sviluppato nel corso degli anni e le ruffianaggini rock sperimentale delle ultime pubblicazioni. Di certo i fan della prima ora non troveranno qui pane per i propri denti, il quintetto di Gothenburg conferma ancora una volta di voler voltare faccia al melodic death dell’omonimo debutto e al successivo "Made Me Do It", oramai lontani ricordi di uno spettro da dimenticare, decisione matura e coraggiosa ma che a dadi tratti non ottiene del tutto i risultati sperati. Parliamoci chiaro, "Unseen" è il classico lavoro riempitivo per rilanciarsi in lunghi tour, contenente le solite tracce d’effetto che non tarderanno a ritagliarsi un posto nel vostro cervello vista la loro facile presa, qualche accenno a nuove ideee e i soliti brani riempibuchi. Tanto per essere schietti non farete difficoltà, dopo pochi ascolti, a sapere a memoria episodi come la titletrack stessa, "Never Better" e "The City", senza tralasciare poi "Motionless", caratterizzata dalla medesima formula ma che rispetto alle altre gode di un’atmosfera più, scusate il termine, "The Haunted". Da apprezzare il lavoro svolto in "No Ghost", un tentativo tutto sommato riuscito di voler amalgamare le proprie influenze a quel southern/blues in costante trasmissione nei peggiori locali dell’Alabama. Al contrario in "Dissapear" si punta sul suono moderno, facendoci subito pensare alle ultime pubblicazioni degli In Flames, tant’è che immaginandoci il cantato di Anders Fridén sopra la base musicale non si faticherebbe ad inserire il brano in "A Sense Of Purpose". Non staremo dunque qua a discutere di preferenze rispetto al proprio bakcground musicale, che siate dei maniaci di "Slaughter of The Soul" o che vi piaccia sballarvi sullo skate con "All Hope Is Gone" nell’iPod non troverete di certo in "Unseen" un disco indispensabile, in quanto, seppur contenente momenti godibili e rafforzati ulteriormente dall’esperienza dei cinque musicisti, soffre della mancanza di un trama precisa, oltre che di quel mordente che faccia convincere l’ascoltatore ad acquistare il prodotto.
Recensione di Thomas Ciapponi
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