“Mescal non dimentica!”... “Lo credo bene!”, con un’intro tratta da “Lo chiamavano Trinità”, non può che aprirsi al meglio questo demo di tre pezzi per i Mezcal (guarda caso!), trio Stoner del lecchese.
Oltre la doverosa citazione di uno dei tanti capolavori targati Bud & Terence, il primo brano “Drowning” spiana subito la strada ai nostri, grazie al martellante riff di Alessio, chitarrista e cantante, che si adatta al meglio alle tristi e melmose melodie dei Mezcal.
Solida la sezione ritmica composta da Manuel al basso e Davide alla batteria, i quali, senza strafare, conferiscono il giusto appeal “desertico” all’opera ed in particolare, alla traccia successiva, “Big Daddy” che è forse quella che personalmente ho più apprezzato in questo breve ma intenso demo.
La stessa si fa ammantare da una disperata aura grunge, di chiara estrazione Alice In Chains, grazie anche all’adattissima timbrica di Alessio, che trascina nel baratro sia strofe che ritornello, oltre ad imporre le varianti dinamiche del brano.
Chiusura incalzante con breve solo, di matrice puramente Stoner ma, senza quella disperata ricerca della psichedelia che, potrebbe nuocere all’ascoltatore occasionale, quale, senza vergogna, ammetto di essere!
Il bello di queste tre songs infatti, è quello di lasciarsi ascoltare senza problemi, anche da chi, come me, è abituato a ben altre sonorità, frutto dell’immediatezza delle trame musicali dei Mezcal.
Esempio ne sia anche la conclusiva e più pacata “Even The Lizard’s Hiding In The Shadow”, ossessiva ma tremendamente efficace, sia per quanto riguarda le linee vocali, sia per il giro spezzato che lascia spazio ad un intermezzo lisergico, rotto di nuovo da un mini assolo prima del finale in crescendo.
Poco ma buono, questo il giudizio su “Mezcal”, nuova realtà in ambito Stoner, alla quale auguro di potersi togliere qualche soddisfazione, dato che i nostri sono ancora nella fase “gavetta”, ma, forse, basterebbe che questo demo capitasse nelle mani “giuste”!
Recensione di Alessio Aondio
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