Seconda fatica (e mai termine fu così calzante!), per i greci Heathendom, già autori di un bellissimo album d’esordio quale “Nescience”, uscito tre anni or sono, sempre per l’attentissima Metal On Metal Records, label che sta accrescendo a vista d’occhio la qualità del proprio “palmares”.
Ancor più progressivo ed articolato, il sound degli Heathendom spazia dal Power (di stampo US!), al Doom, senza dimenticare passaggi orrorifici di derivazione Diamondiana, grazie agli arrangiamenti tastieristici di Lefteris Vourliotis, già lead guitarist, che si avvicina per flavour al mitico Roberto Falcao (non il talentuoso calciatore ex A.S. roma), figura che arricchì più di un album dell’immortale Re danese.
Tornando a noi, i cinque ragazzotti di Atene, ci regalano dieci tracce dall’altissimo livello di songwriting ma di certo non di immediatezza, poiché, io stesso, che ho apprezzato moltissimo il loro debut album, ho dovuto prolungare parecchio gli ascolti di “The Symbolist” per poterlo comprendere in toto, ne è valsa la pena? Assolutamente SI’!
Non sarebbe potuto essere diversamente quando ti ritrovi ad ascoltare tracce con lancinanti partenze, giocate sui rapidi riff di Vourliotis/Vlavianos, sostenuti dall’opera del batterista George Tsinanis ed interpretate magistralmente da Dimitris Koutsouvelis, il quale, sulle parti acute ricorda da vicino il Warrel Dane che fu, quello di “Refuge Denied” o, perchè no addirittura della Serpent’s Knight era.
Il bello, per chi non ama linearità e prevedibilità è che, in ogni singolo brano degli Heathendom, le partenze poc’anzi citate, lasciano spazio a divagazioni Prog/Doom, il tutto ben incanalate nel mood concettuale e simbolista dell’album, al contrario non si riuscirebbe a spiegare passaggi in stile canto Gregoriano, come quello presente nell’esplicativa title track o l’altro che funge da spina dorsale in “Black Euphoria”.
Posso comprendere che qualcuno muova l’accusa a questo brillante act di non voler snellire le composizioni, magari cristallizzandosi in un filone ben preciso e, risultando senza dubbio più immediati ma, dal canto mio, presumo che gli Heathendom non aspirino a diventare “uno dei tanti” gruppi validi in questo o quel genere, prediligendo l’originalità, dettata da cangianti e dinamiche sonorità dalla non facile digeribilità.
Altresì tengo a precisare che i nostri giocano su robuste partiture Heavy/Power, ascoltare “My Obedience” o ancora “The Concept Of Reason” per credere, per poi intricarsi con le influenze già snocciolate, quindi non pensate a “The Symbolist” come ad un disco, che so io, dei Psychotic Waltz, perchè in questo caso il termine “fruibilità” è applicato al Power e non agli standard, ben più ardui, del Prog Metal.
Nient’altro da dire se non che, per i palati “fini”, ma pur sempre legati a sonorità Heavy tradizionali, il secondo disco degli Heathendom fungerà da manna dal cielo, dato che nulla è lasciato al caso e tutto si dispone perfettamente in un mosaico musicale che, una volta osservato con interezza, può suscitare soltanto ammirazione, “The Symbolist” innalza ulteriormente il livello dell’underground europeo, dimostrando che non bisogna per forza essere famosi (anzi!) per scrivere piccoli capolavori!
Recensione di Alessio Aondio
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