Premetto che non ho mai amato il black-metal in ogni sua forma e declinazione, dalla sua connotazione più raw a stilemi più sinfonici; ma devo dire che, di tanto in tanto, alcune proposte mi colpiscono per qualità, per professionalità e per dedizione alla causa.
In una di quelle categorie rientrano gli Until Graves, che con “in Your name” propongono il loro ep d’esordio.
Il loro black metal non è di quelli che guardano beanti i Darkthrone più “raw” o i Dimmu Borgir piu’ sinfonici ma cercano di seguire una loro strada; la registrazione è professionale, senza fronzoli ma con suoni di chitarra pieni e potenti, una sezione ritmica potente e non caotica ed infine un synth presente ma non lezioso.
Fusione di black metal più intransigente a forme più elaborate, pescando qua e la’ anche nella nwobhm, per certi riffs che si trovano sparsi qua e la’ nell’ep; l’uso dei synth, non come banale riempitivo ma come supporto vivo e valido all’interno delle composizioni; ed infine le chitarre non “zanzarose” ma potenti e capaci anche di passaggi “melodici” e virtuosi.
Le composizioni sono tutte di durata medio lunga, sempre sopra i quattro minuti e mezzo, che per un disco black, si arriva quasi ad essere “avant-black”, pezzi elaborati e sempre strutturati, sempre con una precisa identità; forse non sempre originali ma mai banali e ripetitivi.
L’ep si apre con “for Salvation”, canzone dotata subito di personalità e di potenza, un’intro da’ l’abbrivio alle chitarre à la Dissection, per poi passare ad un mid tempo che cresce con l’arcigna voce che prende possesso della scena, ricordano anche alla lontana i primi Paradise Lost, quando ancora erano una creatura death doom, o anche i primi Dark Tranqullity ancora legati alla scena death primordiale; molto convincenti per tutti i sei minuti del pezzo!
“In Your name” parte lenta e arpeggiata per dare subito sfogo ad una canzone mid tempo, un mastodonte lento e possente che travolge tutto e tutti; trascinando l’ascoltatore con se’ in inimmaginabili neri abissi.
“Only Cries” ribadisce cio’ espresso finora; piu’ che black siamo ancora su lidi death-doom, di matrice scandinava o di seconda ondata americana; tra fasi declamatorie si passa anche a partiture piu’ scandinave, sempre tutto legato molto bene e senza cadute di tono.
La ricerca del pezzo mai banale viene anche espressa sia da “Swearwords and poetries” sia dal pezzo che conclude l’ep e vale a dire “Darkness Arrival”; qui la velocità è piu’ sostenuta, qui la matrice black è più presente, ma come ripeto sempre fusa ad altri generi, sempre coesa con altri patterns; concludendo un’ep che è sicuramente un buon biglietto da visita per un possibile, e a mio avviso, augurabile contratto.
Recensione di lorenzo C
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