“Che cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione”, citando il Melandri ma, molto più elegantemente del “barrista” Necchi, i livornesi Dark Quarterer mettono in tavola tutte le loro inestimabili qualità. A venticinque anni di distanza dall’omonimo disco d’esordio, sotto richiesta del boss di My Graveyard, Mr. Mazzardi, lo squartatore oscuro riregistra in toto e dà, finalmente, il giusto valore ad uno degli album più affascinanti ed importanti della scena Heavy italica (e non solo).
Dal 1987 i Dark Quarterer di strada ne hanno fatta, sia come persone che come band, ma gli storici Gianni Nepi (voce, basso) e Paolo “Nipa” Ninci (batteria), tengono saldo il timone degli Epic Progressive Masters labronici. Le uniche partiture di chitarra dell’ ex sodale Fulberto Serena (ora negli altrettanto ammalianti Etrusgrave), sono ad appannaggio del funambolico Francesco Sozzi e, dulcis in fundo, la tastiera di Francesco Longhi riempie e ammanta, col suo elegante velo, il lavoro intero, quasi come se, già nell’Opera originale, si sentisse la mancanza di questo strumento fondamentale nell’economia del gruppo.
L’immagine di copertina originale (tratta dal quadro “L’Indifferenza”), viene riproposta senza tagli, rivelando ciò che il bizzarro volto profetizzava già cinque lustri or sono, ovvero che la “massa” di ascoltatori di Rock Duro non era (e forse non lo sarà mai!) pronta per i Dark Quarterer, voltando la faccia a tanta ricchezza, delizia per pochi (rispetto a quelli che meriterebbero) palati, ma assolutamente senza prezzo sul profilo del songwriting.
Nei dieci minuti di intervista allegata come bonus video, i due superstiti della line up originale ribadiscono le problematiche legate alla registrazione in uno studio amatoriale negli anni ’80, ammettendo candidamente la bassa qualità che inficiava “Dark Quarterer” nell’ambito dei suoni. Paolo Ninci ricorda tuttavia di avere pianto quando, seduto in disparte, ascoltò il Maestro Nepi registrare tali linee vocali…
Ok, la mia digressione “di contorno” è finita, confesso che mi sono dilungato perché risulta davvero difficoltoso descrivere con volgari parole le emozioni convogliate in “Dark Quarterer XXV Anniversary”, paragonabile per pathos ed intensità solo ad “Irae Melanox”, Capolavoro dei meneghini Adramelch, con la differenza, già esplicata, che nel 2012 i Nostri non devono temere nulla dalla resa sonora, lodando una volta tanto, i passi da gigante che ha compiuto la tecnologia!
L’aggressività di “Red Hot Gloves”, il caleidoscopio in crescendo dell’immortale “Colossus Of Argil” e, naturalmente le soffuse note di “Gates Of Hell”, creano il trittico iniziale dell’album, così inventarono un nuovo modo di suonare Heavy Metal, data l’impronta spiccatamente epica ma al contempo magistrale e progressiva ed ora, resa alla perfezione dai quattro artisti della galleria Dark Quarterer.
“The Ambush”, strumentale che rilassa ma tiene viva l’attenzione sul pregevole gioiello in questione, riluce grazie anche alle trame che ora ricadono sulle spalle del Sozzi, che partendo dal mare, sale al cielo con le magniloquenti diteggiature riprese per l’occasione, non che ci sia da stupirsi più di tanto tra l’altro, infatti con “Violence” prima e “Symbols” poi, Francesco non aveva certo nascosto le sue intriganti capacità.
Ancora livelli ineffabili coi dieci minuti di “The Entity” e i suoi chiaroscuri, nei quali l’ugola del Nepi tocca vette da capogiro, spezzando le ottave alte ed interpretandola col peso dell’esperienza. Se le nostre orecchie non fossero già sufficientemente basite, arriva a chiudere i conti il brano eponimo, simbolo della band di Piombino e più ampiamente, patrimonio dell’ Unesco Heavy.
Poche righe per raccontare quasi cinquanta minuti di pure sublimazione musicale, ma anche per non appesantire troppo chi ancora non ha avuto la fortuna di imbattersi nell’oscura sagoma dello Squartatore.
Sin dal primo passaggio si comprendono le lacrime del Ninci, anch’esse datate 1987 ma ancora attualissime, “So, if you want, you can be the famous, the famous killer king…”
p.s. Non vedete un 10 tondo qui sopra solo perché si tratta di brani già editi da tempo, se uscisse un album (e non mi riferisco ai Dark Quarterer) di inediti di questo livello nel 2012, si dovrebbero invocare tutte le divinità etrusche!
Recensione di Alessio Aondio
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