“7 Sinners was a tough album to beat, but Straight Out Of Hell is a worthy follow-up in all the right ways.” [Andi Deris]
Premessa: gli Helloween dell’era Kiske, ovvero: Michael Weikath - Markus Großkopf - Kai Hansen - Michael Kiske - Ingo Schwichtenberg è stata e sarà per sempre una formazione inarrivabile, capace di scrivere la storia di un genere musicale e di divenire legenda!
Premessa doverosa perché ad ogni nuovo album delle Zucche, i paragoni col passato si sprecano, e sono del tutto fuori luogo, in quanto all’epoca c’era una magia intorno agli Helloween che non troveremo mai più, anche se un giorno, dovesse esserci la tanto decantata “reunion”
Questa band mi accompagna nella vita dal 1987, sono cresciuto con loro, sono cambiato con loro, impossibile per il sottoscritto non amarli incondizionatamente. L’album contiene quindici pezzi nella versione premium digipack, di cui due bonus track, ancora più fortunati i fans giapponesi, i quali potranno trovare nel loro dischetto un’ulteriore traccia inedita: “No Eternity” [Japanese bonus].
La produzione pulita e precisa, risulta meno cupa del precedente “7 Sinners”, la scelta di enfatizzare maggiormente il suono delle chitarre, risulta vincente, la cura per i particolari è quasi maniacale, il risultato finale è una amalgama vincete fra tutti gli strumenti suonati dai componenti della band.
La title track è la vera top song dell’album, ma ci sono almeno 5 o 6 pezzi che spiccano, non ho trovato nulla che non mi piaccia, o meglio che faccia premere il pulsante avanti sul lettore.
Di Nabataea sappiamo ormai tutto, oltre ad essere l’opening-track è stato il primo singolo, ed è quindi il brano più conosciuto di questo lavoro. Si tratta di una canzone poliedrica, un lamento agrodolce riguardo un’antica civiltà perduta. Canzone ben articolata della durata di 7 minuti con ripetuti cambi di tempo, che trova il suo apice nel refrain catchy. Il songwriting targato Deris, è curato in ogni minimo dettaglio, dimostrando che gli Helloween non sanno scrivere solo testi propriamente “happy”.
L’introduzione di World Of War può trarre in inganno l’ascoltatore, che potrebbe aspettarsi qualcosa di più melodico di quanto il brano in realtà non sia. Trovo la struttura della traccia al quanto piatta, ma che tuttavia ha un’accelerazione al momento del refrain. Scritta interamente da Gerstner , si tratta del brano più “cupo” di questo lavoro, tanto che sembra ripreso direttamente dal “The Dark Ride”.
Le cose iniziano a cambiare con Live Now! che seppur percorrendo la strada della precedente World Of War, ha un piglio maggiore, più easy listening con un chorus bello ruffiano. Ottimo lavoro della coppia Deris/Gerstner.
Ed ecco a voi gli Helloween, in tutta la loro potenza! Far From The Stars interamente scritta da Großkopf, è il brano della svolta, da qui in poi l’album prenderà un nuova direzione, verso il,buon sano vecchio Power Metal, come solo le Zucche sanno fare. Burning Sun è il secondo singolo estratto dall full-lengt, scritto da Weikath, così come Years è forse il brano più easy listening, di Straight Out Of Hell, una scarica adrenalinica che non darà scampo sotto il palco.
Nella confezione premium digipack è presente anche la versione esclusiva Hammond del brano "Burning Sun" in memoria a Jon Lord dei Deep Purple, nonché Another Shot Of Life, un pezzo energico di tutto rispetto che avrebbe meritato un posto fra le 13 canzoni finali.
C’è anche la ballad, Hold Me In Your Arms, ad opera di Gerstner. Certamente non è paragonabile alla più famosa targata “Keeper I”, canzone inarrivabile nel suo genere, accostabile solo alla splendida “Forever” degli Stratovarius, tuttavia è un brano struggente, in grado di creare un’atmosfera “intima”, che farà accendere più di un accendino in sede live.
A proposito di Stratovarius, Make Fire Catch The Fly è una canzone il cui ritornello sembra un copia/incolla tratto dal refrain di Black Dimond. La somiglianza è incredibile, ma si tratta solo del refrein. Somiglianze a parte, il brano composto da Deris suona “cattivo” come un pugno diretto nello stomaco. É ancora Deris a firmale la trionfale Waiting For The Thunder, questo brano da solo potrebbe valere l’acquisto del CD, siamo al cospetto di come dovrebbe essere costruita una vera canzone Power Metal, armonia, melodia, struttura, bridge refrain, il tutto in perfetta alchimia, dura poco meno di 4 minuti. Wanna Be God non è altro che il prologo alla gigantesca title-track, Straight Out Of Hell, ancora una volta partorita dalla mente geniale di Großkopf.
Qui ci si imbatte in una delle migliori canzoni che gli Helloween abbiano mai composto. La classica sorpresa che non ti aspetti, quando l’album scorre su binari di autorevolezza assoluta, ma senza gridare al miracolo, le Zucche ti piazzano sempre la soluzione definitiva! Il classico brano che rende un album da buono ad ottimo! Tutto lascia supporre che questa canzone diventerà l’ennesimo cavallo di battaglia.
Asshole è invece il brano più controverso, a partire dal titolo piuttosto esplicito. Composto da Gerstner, non è certo una canzone da impatto immediato, ho sentito parecchie critiche al riguardo, che però non mi sento di condividere, anzi, personalmente la trovo anche accattivante, al limite dell‘incoscienza, per via di alcuni passaggi in cui l’utilizzo dell’elettronica è troppo invasivo, ma con un refrain semplice e gradevole sin dal primo ascolto.
Ok ma che fine ha fatto l’Happy Metal targato Helloween? La risposta si chiama Years, per cui valgono le parole già spese per: Hold Me In Your Arms e Straight Out Of Hell. Con Church Breaks Down targata ancora una volta Gerstner, cala il sipario sul quattordicesimo album delle Zucche di Amburgo, anche questa volta Weikath & soci sono riusciti a scrivere un pezzo di storia.
L’artwork è stato curato da Martin Häusler, già autore dei precedenti "7 Sinners" e "Gambling With The Devil". Si tratta di uno scenario post apocalittico in cui spicca un soldato con la testa di Zucca che impugna una granata in una mano e con l’altra una bandiera col logo degli Helloween.
Sul booklet una formica sventola bandiera bianca, all’interno dello stesso tornano protagoniste le zucche in diverse versioni, una per ogni canzone, forse la scelta cromatica
dei colori, giallo e arancio, non è proprio una combinazione vincente, in quanto la lettura dei testi risulta difficile. Stupendo il dettaglio della bottiglia HelloBeer 100% Hell, Pilsener Beer targato 1984.
A mio avviso, pur non collocandosi nella top five album della band, Straight Out Of Hell, si pone sui livelli dei precedenti Gambling e 7 Sinners, continuando un percorso intrapreso dal post discusso Keeper III.
Questi sono gli Helloween, nel 2013, che piacciano o no, sono una band ancora oggi in grado di emozionare ad ogni nuovo lavoro, che dal 1985 alla soglia dei 30 anni di carriera hanno all’attivo qualcosa come 14 album ognuno speciale a modo suo (oltre ad alcuni EP tre Live e alcune raccolte).
E ora teniamoci pronti per la doppia data live Milano-Bologna, in attesa che le voci di una presunta reunion diventino realtà!
Straight Out of Hell...OweeN
Recensione di Fabio DeCarlo
Siamo alla ricerca di un nuovo addetto per la sezione DEMO, gli interessati possono contattare lo staff di Holy Metal, nel frattempo la sezione demo rimane temporaneamente chiusa.