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Dark Tranquillity - "Character" (Century Media/***)

Line up:

Mikael Stanne - vocals
Martin Henriksson - guitars
Nikals Sundin - guitars
Michael Nicklasson - bass
Anders Jivarp - drums
Martin Brandstrom - keyboards
 

voto:

8
 

recensione

Dopo tutto sommato poco tempo dall’ uscita del loro ultimo e buonissimo lavoro (“Damage Done”) la band svedese torna sul mercato con “Character”, disco abbastanza atteso ed introdotto da svariate interviste ed articoli.
Fin dalla prima traccia “The New Build” si capisce che è presente un filo conduttore, a livello compositivo, comune al precedente “Damage Done”, ma sono presenti anche delle variazioni, “Character” è infatti più scuro, con quasi un tocco d’ansia, cupo . In questo possiamo forse istituire un parallelismo con “Soundtrack To Your Escape”, l’ultimo degli In Flames, anche se lo stile musicale è parecchio differente. Il pezzo è bello tirato, senza però mancare di gusto. La seconda traccia “Through Smudged Lenses” sembra quasi una continuazione della precedente, le caratteristiche generali restano infatti pressochè invariate, anche se la sua personalità è meno tesa. Azzeccato il rallentamento finale accompagnato da drum machine.
“Out Of Nothing” porta ulteriormente avanti il discorso iniziato dalle altre due canzoni, i fill di elettronica si fondono perfettamente col resto dell’ arrangiamento (e richiamano la via di sperimentazione preferita dalla band di concittadini ed amici In Flames).
“The Endless Feed” si muove su ritmi leggermente più lenti, con un’ intro di chitarra che si avvicina di più al metal classico, ma subito reinterpretata dalle tastiere che guidano il tutto verso la cadenzatura di pezzo di death melodico, ma senza eccessi. Il bridge più spintamente elettronico si ricollega a “Through Smudged Lenses”. “Lost To Apathy” ha tratti lievemente più asciutti rispetto a ciò di cui abbiamo parlato fino ad ora, e questo contribuisce a farla spiccare.
“Mind Matters” si può definire come il capolavoro di questo disco, dinamica, graffiante pur restando orecchiabile e varia. Degno di nota il testo trasognato nei vocaboli e nelle immagini, ma personale e chiaro (“You are all that matters in my private demonology…”).
“One Thought” comincia con termini smorzati che suggeriscono una malinconia distante, per concitare i ritmi e calmarli nuovamente creando un alternanza di sensazioni legate insieme da una sensazione di freddo subliminale. “Dry Run” è il pezzo più aperto di questo disco (se è lecito utilizzare questo termine), mantiene un certo dinamismo grazie ad un ritmo ben studiato ed alla doppia cassa, che viene però alternato a parti decisamente cadenzate. “Am I 1 ?” lacia spazio al suo interno per un’ apertura melodica fusa con linee di sintetizzatore, per il resto non si distanzia molto da ciò che abbiamo visto prima. Purtroppo non riesce a trasmettere tutto lo spessore della domanda introspettiva (da una parte), ma rivolta al mondo (dall’altra) espressa nel titolo, no si creano contrasti, ne il pezzo risulta sufficientemente emozionale.
“Senses Tied” alza i toni ed il ritmo e questa volta trasmette tutta l’ansia che il titolo introduce, il tutto è reso ancora più gradevole da dei fill di sintetizzatore che fungono in parte da miele sul bordo del calice che contiene la medicina amara, ma necessaria. La conclusiva “My Negation” Si apre co
n un’ intro di chitarra pulita, mai vista finora lasciata così nuda, quando si attacca la struttura vera e propria il pezzo è tutto sommato ancora abbastanza aperto fino a quando le chitarre rivoltano a tratti il tema rendendolo molto teso per poi ripristinare ancora una volta gli equilibri. La conclusione è soffice, quasi a voler tranquillizzare l’ascoltatore dopo tutto il carico di tensione proposto durante tutti i quasi 50 minuti del disco. L’ organicità del disco è molto elevata, alle volte rischia di scivolare in una sorte di indefinizione, ma si ha l’impressione che sia un’ effetto ricercato, infatti sembra che il disco non sia composto di varie canzoni, ma sia esso stesso un’ unica composizione che si articola in sfaccettature differenti. Se lo si ascolta tutto d’ un fiato sembra di partire per un viaggio mentale, vista l’ avvolgenza del suono. Per contro, se si ascolta dettagliatamente canzone per canzone cercando di sviscerare tutti gli arrangiamenti e le singole parti, le differenze che si riscontrano non sono poi così tante.
Le performance dei musicisti sono tutte sullo stesso piano, non c’ è nessuno che spicca o sprofonda, il cantante Stanne, da parte sua compie un’ ottimo lavoro, anche se (critica rivolta anche agli altri) una maggiore alternanza nelle tecniche utilizzate avrebbe valorizzato ulteriormente il tutto.
Dal punto di vista compositivo c’è una cosa particolarmente apprezzabile, questo non è un disco rivolto ai musicisti, non ci sono parti ultra-tecniche (ma nemmeno arrangiamenti banali), non ci sono fuochi d’ artificio, ma è rivolto a chiunque.
Per quanto riguarda la qualità della registrazione è veramente ineccepibile, potente, ma nitida al punto giusto, ben bilanciata ed avvolgente (si consiglia di ascoltare questo disco tramite stereo a buon volume per rendere giustizia alla pervasività del suono).
Molto bene accolti i video presenti nella versione digipack che sono: Videoclip di “Lost To Apathy” e “Damage Done”, “The Wonders At Your Feet”, “Final Resistance” e “The Treason Wall” presi dal Live In Korea 2004, la qualità audio a volte scarseggia, ma nel complesso è un buon prodotto.


Recensione di Lorenzo Canella

tracklist

  1. The New Build
  2. Through Smudged Lenses
  3. Out Of Nothing
  4. The Endless Feed
  5. Lost Apathy
  6. Mind Matters
  7. One Thought
  8. Dry Run
  9. Am I 1?
  10. Senses Tied
  11. My Negation

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