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My Dying Bride - "Feel the Misery" (Peaceville Records/2015)

Line up:

Calvin Robertshaw - Guitars
Andrew Craighan - Guitars
Aaron Stainthorpe – Vocals
Lena Abé - Bass
Shaun Macgowan Keyboards - Violin
 

voto:

8
 

recensione

Ci sono gruppi speciali: band che dopo 25 anni sono in grado di continuare a regalare emozioni vere all’ascoltatore, trovando sempre nuovi spunti e stimoli nella difficile arte di scrivere musica con la M maiuscola. Ma evolversi e riuscire a risultare freschi con uno dei generi più “stilisticamente immobile” come il doom metal, sembra impresa impossibile. Ciò non è vero per gli incredibili My Dying Bride, che nel 2015 ci regalano il sontuoso “Feel the Misery”, tredicesimo full lenght della band inglese.
Basta inserire il cd nel lettore e subito dalle prime note di “And My Father Left Forever” ci si ritrova subito immersi nel decadente mondo di Aaron Sainthorpe e soci: un riff tondo, doom fino al midollo sostiene l’inconfondibile voce pulita, quasi trascinata del cantante e mastermind inglese, che con la teatralità tipica dei nostri si evolve verso lidi quasi gothic, un tappeto di doppio pedale a legare le dissonanze delle chitarre e poi…e poi arriva l’atteso e speciale contributo al violino di Shaun MacGowan, trademark amato dai fan, che disegna melodie lontane, ancestrali, ma che rimangano incollate al cuore dell’ascoltatore. Aperture melodiche di gran classe si alternano a momenti di rabbia per tutto il platter, la voce si inasprisce e si trasforma in un tipico growl death come in “To Shiver in Empty Halls”, stupenda track che racchiude in 9 minuti e 43 secondi tutto il mondo My Dying Bride. Ma cosa ha di speciale un disco dei MDB nel 2015, che lo distingue dalla miriade di uscite dello stesso genere? A mio avviso la risposta è semplice: l’eleganza. Il songwriting della Sposa Morente è di un’eleganza inarrivabile, tanto semplice quanto perfetto. Ogni nota, ogni giro melodico, ogni scorribanda death oriented è ragionata, efficace e arriva diretta allo scopo finale: muovere l’anima dell’ascoltatore. E un altro elemento che reputo uno dei punti di forza di “Feel the Misery” è rappresentato dai sempre ispirati testi di Sainthorpe. Profondi, intelligenti, che nonostante il rischio sia grande non cadono mai nei tipici cliches del genere, scritti e cantati con lo scopo di emozionare e nati da emozioni, come nel caso della già citata opening track, dedicata alla recente scomparsa del padre di Aaron.
La produzione è perfetta, e riesce ad enfatizzare ogni singolo strumento senza risultare “di plastica”, un po’ ruvida, al servizio dei pezzi come qualsiasi cosa presente nel CD. Tutto al servizio della musica, e la musica con l’unico scopo di entrare nell’ascoltatore. E l’alchimia creata dagli stregoni inglesi, funziona ancora una volta.
Poco più di un’ora per otto capitoli: a citare ogni singola canzone di questo album sarebbe inutile. Dei My Dying Bride è quasi inutile scrivere una recensione. Il loro mondo va provato: bisogna aprire la mente e lasciarsi trasportare dalla loro arte ipnotica, ma che arriva diretta all’ascoltatore, senza censure o filtri. Un viaggio che ormai dura da un quarto di secolo, ma che sembra dover durare ancora a lungo e riservare molte sorprese. I Maestri del Doom sono tornati, questa è Musica di gran classe.

Recensione di Manuel Molteni

tracklist

  1. And My Father Left Forever
  2. To Shiver in Empty Halls
  3. A Cold New Curse
  4. Feel the Misery
  5. A Thorn of Wisdom
  6. I Celebrate Your Skin
  7. I Almost Loved You
  8. Within a Sleeping Forest

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