Dopo l'uscita del frontman Marco Aro, con cui la band aveva registrato 2 cd, ecco ritornare all'ovile il singer originale, il pazzo Peter Dolving, uscito dal grupo pochi concerti dopo l'uscita del primo omonimo album. Forse era lui il tassello mancante agli ultimi 2 album perchè con questo finalmente si toccano livelli veramente altissimi. Infatti il suo tipico timbro di voce molto più vicino all'hard core che al death metal (come era invece quello di Aro) fa si che la band si stacchi in maniera più netta dal gruppo che l'ha "creata" e sotto la cui ombra ha sempre vissuto, gli At The Gates (in cui militavano i 2 fratelli Bjorler). Tornando al disco, lo si può vedere un pò come un ritorno all'origine, ciò che una volta era stata la band, un ottimo mix di death metal e di hard core, con sempre le potentissime ritmiche di chitarre in primo piano, mix che era stato abbandonato in parte dopo il primo album in favore di un death/thrash metal più canonico. Già dall'opener No compromise si capisce che il gruppo fa sul serio. Introdotta da delle percussioni con un lieve riff di chitarra la canzone poi esplode in tutta la rabbia tipica dell'hard core, con Dolving che urla come un pazzo, dando per l'appunto un senso di pazzia e di immensa violenza al pezzo. COn la successiva 99 si torna a lidi più thrash, con delle parti che ricordano più da vicino i pezzi più mosh degli Anthrax che furono, anche se sono le semplici e dirette ritmiche di chitarra a farla da padrone. Sicuramente una hit dal vivo, grazie ad un ritornello molto azzecato. Con Abysmal si abbasa nettamente la velocità. Infatti è un arpeggio a guidarci, con una bella linea vocale, prima che le chitarre entrino prepotenti e fanno si che il pezzo diventi un ottimo mid tempo. Chiusa la pausa "melodica" ecco esplodere Sabotage, una delle canzoni più tirate dell'album, con cui sembra di tornare di tornare al primo album data la struttura dei riff che la compongono. Primo video estratto dall'album è All Againt All, un'ottima song di swedish death metal, molto melodica ma non per questo meno cattiva delle precedenti. Dove infatti le chitarre son melodiche Dolving ci mette del suo per rendere il tutto il più rabbioso possibile. Indubbiamente la miglior song del cd (e forse dei Te Haunted in generale). Andando avanti l'album è un'alternanza di song più tirate e devastanti (Sweet Relief, Who will Decide) a song più "calme" e melodiche, anche si calma non si può parlare (Burnt to a Shell, la conclusiva MY Shadow, con tanto di qualche piccolo innesto di voce pulita).
In conclusione un album veramente fresco, che ci ridona una band in ottima forma, con un Dolving veramente ottimo come cantante. Da sottolineare anche l'ottima produzione e l'ottima esecuzione da parte del gruppo.
Recensione di Simone Bonetti
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