Ecco un album che si fa veramente notare all'interno del panorama metal odierno, in cui le band coraggiose sono sempre meno. I Communic sono una di queste band. Già alla prima uscita si dimostrano un gruppo personale, che ha già bene in mente la strada da seguire. Prima un po' di biografia: la band norvegese nasce nel 2003 per volere del chitarrista cantante (e mente del gruppo) Oddleif Stensland e dal batterista Tor Atle Andersen (entrambi autori di un prova superba già su Strange to Numbers dei conterranei Scariot) a cui presto si aggiungerà Erik Mortensen al basso. La band registra nel gennaio del 2004 un demo che verrà preso in considerazione dalla Nuclear Blast che li metterà subito sotto contratto. Registrato presso i Jacob-Hansen-Studios danesi e prodotto da Jacob Hansen stesso questo Conspiracy in Mind è il loro debutto. La proposta del gruppo è un'ottima alchimia di più e più generi. Infatti è possibile trovare parti più violente e devastanti tipiche del thrash o alle volte del death svedese accostate a parti più doomeggianti (con forti richiami ai maestri Candlemass) o a parti più vicine al progressive, come dei lunghi e suadenti arpeggi. Il tutto mischiato con una buona tecnica e l'ottima e particolare voce di O. Stensland, forse non una grande estensione vocale, ma possessore di una voce calda e di una fantasia sfrenata. La durata media dei pezzi è superiore ai 7 minuti, con la suite finale Silence Surrounds di 10, ma data la loro struttura molto varia e i continui cambi l'attenzione non verrà mai meno e anzi, la loro lunghezza quasi non si nota data l'ottima fluidità delle varie canzoni. Canzoni devastanti come l'opener Conspiracy in Mind che nonostante i suoi 7 min vola via o come la cangiante They Feed on our Fear, che alterna sapientemente pezzi più melodici a pezzi più pesanti, con una parte centrale tutta da gustare. Il resto del cd è tutto ottimo, senza nessuno calo, nemmeno durante gli intricati riff che si possono trovare.
Un cd che gli amanti del metal a 360° dovrebbero comprare ad occhi chiusi!
Recensione di Simone Bonetti
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