Finalmente un’ uscita italiana sul mercato che non ci faccia provare vergogna. Sono i Khali, che col loro disco dal titolo omonimo si spera riescano ad attrarre un po’ di attenzione, magari anche al di fuori dei confini di stato (visto anche il fatto. Il prodotto in questione mette insieme caratteristiche del power, la voce in primis, componenti Hard Rock (qualche sfumatura alla Linchmob), un tocco lievissimo di prog stile Queensryche di Empire, il tutto shakerato a dovere con aggiunta di buoni arrangiamenti ed un suono più che buono.
Tocca a ”Cyberpleasure” aprire le danze, pezzo piuttosto riuscito, orecchiabile, con una buona linea melodica, sia dal punto di vista vocale che di chitarra. Canzone non troppo impegnata, ma ottima per iniziare un disco.
Segue “Another Day”, pezzo forse più sentito e personale, il suo arrangiamento è valido, ma forse i suoi sette minuti e mezzo non sono tutti necessari.
“Somebody Haunts Me” più fresca ed interessante della precedente (nonostante il tocco anni ’90 si accentui lievemente) è uno degli esempi più felici del disco, molto buona l’interpretazione vocale del ritornello, qui si dimostrano anche le ragguardevoli abilità tecniche del solista.
“Wind Of Ages pt.1” si prende tutto lo spazio di cui ha bisogno, pezzo strutturato con calma, fluisce pacato per nove minuti, buono come sottofondo musicale, ma se ci si mette ad ascoltarlo con attenzione il divertimento potrebbe decidere di rifugiarsi da qualche altra parte. Simpatiche le parti corali all’inizio.
Di questo pezzo abbiamo pure la seconda parte: “Wind Of Ages pt.2” che, a dir la verità poteva pure stare attaccata alla prima parte così si evitava di avere una traccia da saltare.
Molto bene “Spiritual Distortion”, riprende le caratteristiche dei primi pezzi, con un sempre presente tocco di nostalgia, come del resto “Heaven Again”, canzone valida, ma oramai poco significativa.
“So Far Away” conclude il disco presenta un’ arrangiamento un po’ diverso, per fortuna. Valida la parte subito dopo l’introduzione dove troviamo la voce sostenuta solo da un accompagnamento molto leggero che si volge a pre-chorus in modo non così originale, ma comunque con stile.
Prova valida per questo gruppo, buona capacità espressiva, anche se di un’ unica situazione.
Ogni componente si adatta bene al contesto, livello tecnico generalmente buono, forse un po’ troppo asciutti gli arrangiamenti della batteria. La voce alle volte convince poco. L’impressione è che ai Khali basti veramente poco per fare un disco notevole.
Recensione di Lorenzo Canella
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