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The Shadow Dancers - "Equilibrio " (Lucretia Records International/***)

Line up:

S. Culto-Culus - Voice
Jo-I - Bass
Sander - Guitar
Rym - Guitar
Jontho - Percussions
 

voto:

6,5
 

recensione

Siamo di fronte ad un prodotto un po’ peculiare, gli Shadow Dancers mettono infatti insieme caratteristiche tipiche del metal classico frammisto ad hard rock ed inserti tribali di derivazione indoamericana.
Il disco si apre con una canzone dal titolo esemplificativo: “In The Heart Of America” pezzo molto orecchiabile, dinemico, anche se un po’ scontato.
“Tears From Heaven” si apre con rumori che sembrano provenire da un sacrificio, o comunque qualcosa di cruento. La parte effettivamente suonata è introdotta da un arpeggio di sospensione lievemente tetro, per poi aprirsi in una composizione un po’ più elaborata della precedente, della quale però mantiene la caratteristica di melodicità. Questo pezzo è nettamente più cupo del precedente, interessante l’utilizzo della voce nella prima parte che ricorda una sorta di voce soffocato, bella anche la sovrapposizione di un arpeggio alla chitarra ritmica distorta, forse eccessivo nella durata, ma per nulla pesante da ascoltare.
“Son Of Aequilibrium” è più spiccatamente hard rock nel suo inizio, anche se il suono delle chitarre, troppo tedioso, manca del tiro caratteristico del genere. Ben studiata l’evoluzione che cambia l’atmosfera spostandola in luoghi esotici e l’uso delle voci che danno quasi l’impressione di un’assemblea per un rito o qualcosa di affine. Si giunge in fine ad avere un arrangiamento delle chitarre che ricorda il black, ossia tirato dritto e senza muting, ma che nel contesto risulta più adeguato di ciò che ci si aspetterebbe.
“The Wasp” pezzo di compianto, la voce ricorda quella dei Moonspell. Di durata molto breve. “The Island” presenta un giro di accordi che pare un plagio di “Simple Kind Of Man” dei Lynird Skynird, ed anche l’attitudine del pezzo non se ne discosta poi tanto, nonostante gli arrangiamenti più moderni.
“Sherwood Life” è un pochino più tirata, di buona composizione, ma inficiata da suoni che non ne rendono il dinamismo e forse suonata con un atteggiamento più da conservatorio che da rockstar. Verso la fine l’aggiunta di una chitarra acustica ed un pianoforte conferisce al pezzo un aspetto da ballata, cambiamento ben riuscito ed apprezzato. “The Glum Comedy” introdotta dal basso alterna gli accompagnamenti melodici che sono fin’ ora stati utilizzati al limite dell’abuso, con parti più chiuse. A metà il pezzo ha una svolta, introdotta da un basso distorto suonato veramente male, che sarebbe stato meglio non ci fosse, alle caratteristiche ormai assunte come peculiari del gruppo si aggiunge una componente punkeggiante (tra l’altro senza troppo nervo) che proprio non ci sta.
“Revelation” inizia con un bel pezzo di piano al quale si aggiunge una chitarra acustica e poi un solo con distorsione morbida, il tutto per un risultato da ballata pop rock inizio anni ’90 con tanto di coretti. Questo pezzo potrebbe tranquillamente esser stato scritto da Mike Oldfield ai tempi di “Heaven’s Open”, ma tutto sommato non è fuori luogo. “My Fate” cantata in modo obrobrioso… e niente di speciale per il resto.
“when It’s All Over” è cantata con impostazione vagamente lirica, e tengo a sottolineare il vagamente. Presenta qualche idea carina, ma confusa in mezzo ad idee per nulla originali.
“Beyond Death” è uno dei pezzi suonati meglio, anche se i suoni non riescono nemmeno in questo caso a rendere giustizia agli arrangiamenti. Bisogna dire che essa conclude degnamente il disco, risalta in particolare se messa a naturale confronto con pezzi (non molto felici) che la precedono.
Sul piano tecnico non c’è molto da dire, le chitarre sono suonate in modo discreto, anche se come già detto alle volte manca la carica e quasi sempre il suono non è dei migliori, il basso non si sente tantissimo, ma da quel poco risulta chiaro che non siamo di fronte ad un discepolo di Jaco Pastorius, la batteria è onesta, senza infamia, ma con poca lode, gli arrangiamenti di questa sono lineari ed anche qui il suono ha qualcosa che non va, scarico e piatto sui fusti, arido sui piatti, la voce ha alti (anche se mai troppo alti) e bassi.
La produzione in se non è male, ma manca la cura per i particolari. Come songwriting il gruppo presenta tratti caratteristici, ma non sono sempre sfruttati al pieno delle loro potenzialità. Il disco nel complesso è di piacevole ascolto, ma tutto sommato abbastanza disimpegnato.

Recensione di Lorenzo Canella

tracklist

  1. In The Heart Of America
  2. Tears From Heaven
  3. Son Of Aequilibrium
  4. The Wasp
  5. The Island
  6. Sherwood Life
  7. The Glum Comedy
  8. Revelation
  9. My Fate
  10. When It’s All Over
  11. Beyond Death

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