Quarta uscita discografica per questo gruppo folk metal finlandese (seconda dopo il cambio di nome da Shaman in Korkiplaani) che, per il loro modo di suonare, molto spesso sono paragonati agli Skyclad ed ai Finntroll. È il violino di Lemnetty ad introdurre Cottages And Saunas, pezzo che assomiglia molto ad una danza da fiera, scandito dalla batteria di Matson e dal cantato di Järvelä che nella sua tonalità è molto simile a quello di Tom Angelripper dei Sodom. Stavolta è Matson ad introdurre Journey Man, prima di lasciare la scena al violino, al flauto ed al cantato istrionico di Järvelä. Con Fields In Flames si ritorna su territori più tipicamente metal sin dall’inizio.
Infatti sono le chitarre di Järvelä e Honkanen che introducono e praticamente dominano tutto il pezzo, coadiuvate dall’ottimo inserimento del violino di Lemnetty. PineWoods è un pezzo strumentale caratterizzato da un intro molto sincopato e melodico armonizzato dalle due chitarre di Järvelä e Honkanen e dal flauto di Lemnetty che poi lasciano spazio alle sfuriate del batterista Matson che scandisce dei tempi che molto fanno pensare alle ritmiche tipiche degli Skyclad e dei Virgin Steel. Spirit Of The Forest inizia quasi come un’invocazione per poi proseguire come un inno di battaglia alla Manowar, scandito dall’ottimo lavoro del bassista Tissari, dall’inesauribile Matson e dal cantato molto pulito ed incisivo di Järvelä. Un violino molto dolce introduce Native Land, vera e propria ode alla terra natia scandita da un ritmo che predilige la potenza e la melodia alla velocità e che in molti casi cede il passo a ritmi quasi sincopati, scanditi manco a dirlo dall’incessante lavoro delle chitarre di Järvelä e Honkanen. Hunting song è il tipico canto dei cacciatori.
Infatti l’inizio è molto cupo e sembra quasi far presagire l’attesa dell’inizio della battuta di caccia. Ci pensa poi Järvelä con il suo cantato istrionico, coadiuvato dai ritmi indiavolati scanditi da Matson, a velocizzare tutto il pezzo, rendendolo una vera e propria danza. Ryyppäjäiset, ottimo pezzo strumentale, sembra l’esatta prosecuzione del pezzo precedente, con il violino di Lemnetty, le chitarre di Järvelä e Honkanen e la batteria di Matson a scandire il tempo. Beer Beer assomiglia molto nell’esecuzione ai vecchi pezzi dei Tankard, gruppo che ha definito la sua musica “Alcoholic Metal”, dati i contenuti quasi monotematici dei loro pezzi (veri inni alla birra ed alle bevande alcoliche in genere). Infatti questo è un vero e proprio inno alla birra, scandito da dei ritmi indiavolati che ben si adattano alle sagre popolari. Con Old Tale si ritorna alla melodia ed ai ritmi sincopati scanditi dal flauto e dal violino di Lemnetty che, da vero menestrello, riesce a produrre delle melodie veramente trascinanti e coinvolgenti, prima che la furia distruttrice della batteria di Matson e l’incisivo cantato di Järvelä si scaglino violentemente sul povero ascoltatore.
Tutto sommato quest’ultimo album dei Korpiklaani non è male, pure se alcune volte alcuni pezzi risultano essere troppo simili tra loro.
Recensione di Donato Tripoli
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