Ed ecco il secondo prodotto discografico per l’etichetta No Fashion per gli svedesi The Storyteller, autori di un melodic-speed metal miscelato con uno stile aggressivo modello Manowar. L’album è introdotto dal brano And The Legends Continues, ottimo intro strumentale che ricalca in certi punti punti o stile dei Manowar ma soprattutto quello degli Angra e degli Helloween. La seconda traccia dell’album, The Unknown, è una tipica mazzata in stile Power, con cori che ricordano molto i Gamma Ray degli esordi. In questo pezzo si distingue l’ottimo lavoro del nuovo chitarrista Jacob Wennerqvist, oltre all’incessante lavoro del cantante/bassista Persson e del batterista Hjerpe. The Secret’s Revealed parte con un ritmo da marcia, per poi ritornare sul solito clichè del Power, con il cantante che cerca in qualche maniera di risollevare il pezzo oltre la solita piattezza del genere. Bello il solo centrale delle chitarre di Groth e Wennerqvist.
Con The Eye Of The Storm si ritorna su delle ritmiche veramente micidiali, scandite da quella macchina da guerra che risponde al nome di Hjerpe, coadiuvato dal resto del gruppo che sembra essere stato morso da una tarantola. Una vera scarica di adrenalina in pieno stile Helloween. Si ritorna sullo stile epico con A Passage Through The Mountain, brano cadenzato in stile Manowar, un vero e proprio inno di battaglia creato appositamente per essere urlato a squarciagola in sede live.
La sesta traccia, Ambush, è il tipico pezzo Power, condito con delle accelerazioni che però non riescono mai a fargli superare il livello di mediocrità generale che caratterizza da un po’ di anni il genere Power (tranne rare eccezioni). Loss Of A Friend sembra quasi una preghiera in onore di un amico scomparso. Infatti il ritmo è molto sincopato e fa ricordare i Manowar più epici e melodici, con il cantante/bassista Persson che, in alcuni momenti, riesce ad imitare le linee vocali del mitico Eric Adams. Ottimo anche il lavoro delle chitarre di Groth e Wennerqvist, capaci di creare un ottimo tappeto sonoro che rende questo pezzo veramente trascinante e coinvolgente.
Ed ecco giungere la titletrack, un tipico pezzo il cui intro ricorda molto lo stile della Vergine di Ferro, ma che in seguito lascia spazio a dei riff che, se possono essere rapportati alle ritmiche tipiche di gruppi come Helloween, Gamma Ray ed anche ai Rhapsody, riescono comunque ad aggiungere quel tocco di epicità che li rende non dico originali ma per lo meno differenti dal solito clichè Power. Con la nona traccia dell’album, Kingdom Above, si ritorna sul terreno epico, con ritmi cadenzati e cori da battaglia. Bello il solo centrale di chitarra. Un intro alla Grave Digger apre le danze di The Moment Of Truth, pezzo che rientra a pieno titolo nello stile tipico del Speed Power, senza però riuscire a sollevarsi dal livello di mediocrità tipico del genere. In conclusione si può dire che questo album non riesce ad emergere da quel calderone ormai ultra-sfruttato che è il genere Power.
A differenza di altri gruppi che riescono comunque ad inserire non dico qualcosa di nuovo (dato che è praticamente stato sfruttato ogni singolo angolo del fondo di quel barile denominato Power) ma perlomeno qualcosa di originale. Tutto sommato un album discreto ma nulla di più.
Recensione di Donato Tripoli
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