Trovandomi davanti un disco dei Kaipa significa da parte mia avere in mano 30 anni di musica e doverli recensire, essendo essi un gruppo progressive che include membri con un esperienza musicale decisamente notevole ammetto di essermi sentito un po’ a disagio, soprattutto perché da questo loro “curriculum” ci si può far influenzare troppo e quindi considerare la band ottima ancora prima di averla ascoltata!
Ascoltandolo tuttavia viene smentito subito il timore di avere davanti a noi il solito gruppo di virtuosi ultratecnici che ci fanno ascoltare milioni di assoli, cambi di tempo e vaccate varie, invece si ritrova un sound molto evocativo e leggero, simili agli “Yes” in certi passaggi, nessuno strumento comunque sembra prevalere su di un altro, il tutto è ben mischiato in un sound tutto loro, certo che le parti “tecniche” non mancano completamente,ma sono sicuramente meno enfatizzate rispetto a molti gruppi rock prog di adesso.
La parte vocale vede un cantante maschio Patrick Lundström, ed una cantante Aleena, il loro miscuglio rende alcune parti davvero magiche!
Il problema però di questo tipo di gruppi è comunque la tendenza a fare dei pezzi molto lunghi, e se non si è dei fanatici del progressive questo disco può alla lunga stancare, ad esempio la quinta canzone non che title track, dura ben 25,47 minuti e risulta anche un po’ ripetitiva in alcuni punti!
Dunque un album inattaccabile dal punto di vista tecnico e compositivo, ma che è consigliabile solo a chi è affascinato dal genere.
Recensione di Qadri Dario
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