A Night at the Opera è l’ ultimo studio album della notoria band tedesca e l’attesa per la sua uscita è stata moltissima, infatti viene dopo il capolavoro “Nightfall in Middle Earth” che ha consacrato la band come una delle più rilevanti nella scena power-epic ed in quella metal in generale, deve dunque reggerne l’arduo confronto.
La canzone che apre il disco,“My Precious Gerusalem”, si caratterizza fin da subito per l’atmosfera esotica che viene ricreata, la sensazione che scaturisce da questa composizione è quella del musical anni ’70 (Jesus Christ Superstar) riprendendone anche i temi, il sound è coerente con quello caratteristico del gruppo, ma portato ad uno stadio diverso dell’evoluzione.
La perla “Battlefield” fa capire sin dal suo inizio che sarà qualcosa di interessante, ma non si indovina quanto fino a quando non si ha finito di ascoltarla, è infatti una delle cose più epiche di cui abbia avuto esperienza, anche andando oltre il campo musicale, i cori sono studiati in modo millimetrico e l’intermezzo in stile più squisitamente medievale fa da ottimo preambolo al chorus di elevatissima caratura che lo segue.
In “Under the Ice” Hansi scioglie i vincoli alla voce esibendosi in acuti che credo arrivino a solleticare le orecchie degli dei nel Valhalla, Olbrich, da parte sua, ripropone l’alchimia degli assoli, caratterizzati da sovraincisioni di più tracce di chitarra che si sommano alla principale, già consacrata nei due precedenti albums. Il resto della canzone è molto buono, ma non arriva ad eguagliare le due tracce precedenti.
Sin dal suo inizio “Sadly Sings Destiny” lascia presagire ben poco di triste ed accorato, infatti la song si sviluppa su toni medi che la destinano ad un facile oblio.
In buona parte di “The Maiden and the Minstrel Knight” l’arrangiamento viene ridotto all’essenziale lasciando il ruolo di attore principale alla voce di Hansi, l’ ambientazione medievale suggerita dal titolo non viene poi ricreata in modo soddisfacente (ma meglio così piuttosto che una semplicistica versione rivisitata di “A Past and Future Secret”).
“Wait For an Answer” risolleva la tensione portando l’ascoltatore a domandarsi se non stia anche lui aspettando una risposta importante. La magia faticosamente creata si scioglie in un chorus non troppo adeguato.
A “The Soulforged” mancherebbe giusto un po’ di spinta per diventare una canzone notevole nel contesto dell’ album, sono molto ben studiate la musicalità del ritornello e di alcune parti della voce solista.
Adesso ci concediamo una pausa (solo apparente), “Age of False Innocence” si distingue dalle altre canzoni del disco per una maggiore morbidezza e coralità, il suono si fa decisamente più avvolgente rispetto alla quasi totalità delle altre composizioni; qui si intravede un’ emotività mai espressa prima.
Con “Punishment Divine” arriva la puntuale ripresa di potenza, ma permane una reminiscenza delle emozioni espresse nella song precedente. La chitarra ritmica manca un po’ di volume, cosa che darebbe maggiore impatto a tutta la canzone; invece di essere una punizione divina, risulta essere un gradito “regalo”.
Al penultimo posto si insedia ”And Then There Was Silence” della quale si fa francamente fatica a cogliere una linea di sviluppo, fortunatamente dopo circa otto minuti avviene una sorta di risveglio (anche se piuttosto intorpidito), ma dopo 14 minuti per forza c’è silenzio!
Per fortuna a risollevare le menti, i cuori e il voto del disco giunge “Frutto del Buio” che è una versione italiana di “Harvest of Sorrow”, che, anche se viene arrangiata in modo molto semplice e la pronuncia del buon Hansi faccia alle volte sorridere ( mi direte giustamente: “Prova tu a fare una recensione in tedesco e poi vediamo!” ) è un buonissimo esempio melodico che da completezza all’album.
Le maggiore critica movibile a questo disco è l’ improbabile proposta live della maggior parte delle canzoni in esso contenute per via del marcato sfruttamento della tecnologia, utilizzata per esempio per la realizzazione dei cori, ma se la tecnologia esiste, perché non goderne i frutti?
Recensione di Lorenzo Canella
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