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Coram Lethe - "The Gates Of Oblivion" (Crash Music/***)

Line up:

Mirco Borghini – Vocals
Leonardo Fusi – Guitars
Francesco Miatto – Drums
Giacomo Occhipinti - Bass
 

voto:

7,5
 

recensione

Ecco il primo full lenght della promettente band toscana, speriamo che questo disco possa riconfermare il fatto che anche qua in Italia siamo capaci di suonare e fare bei dischi.
La proposta musicale del combo consta in un death dalle spiccate sfumature tecniche.
La traccia di apertura del disco è “The Angels Fell”, che funge da intro alla prima canzone vera e propria, “Shouts Of Coward”, pezzo abbastanza diretto, che nella composizione strumentale ricorda un po’ le atmosfere distanti ed un po’ malinconiche di “At The Gates” e “Black Dahlia Murder”. Il pezzo in questione è piuttosto dritto, non ci sono cambi di tempo stravolgenti, ma è buono il lavore della sezione melodica che riesce a ricavarsi i propri (ampi) spazi all’interno del ritmo quasi invariato della batteria con riffs che escono dalle misure e che si armonizzano. La voce è un po’ dubbia, soprattutto per il tipo di registrazione che la fa sembrare quasi fuori campo, oltre al fatto che la presenza di effetti la snatura in certa misura.
“Dying Water Walk With Us” interpreta forse meglio quella che è la natura della band. Il pezzo è maggiormente violento, anche se alternato con parti più melodiche, che rendono il tutto più digeribile. Apprezzabili gli interventi del basso, che non si limita a stare relegato dietro agli altri strumenti, anche se il risultato non è sempre stupendo. Un po’ spiazzante l’inserto acustico, dai tratti quasi jazzeggianti, ma di sicuro ben accetto. In questo brano la voce emerge leggermente di più e fa capire di cosa è capace, peccato che resti sempre un po’ confusa.
Al quarto posto si stagli “Episode”, introdotta da una valida introduzione del basso. Le caratteristiche tecniche si fanno sentire di più, ma il tutto è mescolato con una buona dose di buon gusto che non fa risultare le parti pesanti.
Quasi a sorpresa l’inizio di “I, Oblivion” che è affidato alle chitarre pulite ed ad una voce echeggiante ed etera che poi si frammezza alle parti di stampo più classico che costituiscono l’anima vera e propria del pezzo.
La settima traccia “Hands Of Lies” torna a macinare sassi con riffs ed arrangiamenti granitici fino ad un punto più tecnico e melodico che si stanzia intorno al secondo minuto, ma ormai i Coram Lethe ci hanno fatto capire che possiamo aspettarci un po’ di tutto, tipo la parte di stampo hard rock, ma con tempo dispari che arriva al terzo minuto. Dopo una meno sostenuta “Ruling Emptiness”, approdiamo alla traccia finale, che consta di un’accompagnamento di chitarra classica con arpeggi e fraseggi sovraincisi spesso in tempi spezzati, sul quale si affaccia un pianoforte che diventa l’inedito protagonista di parte del brano. La dolce atmosfera che viene a crearsi giustificherebbe appieno un’uscita in fade out, ma così non è, la traccia infatti si interrompe bruscamente nell’ultimo accordo della chitarra di accompagnamento.
Il materiale in questione è senza dubbio di buona fattura, sia dal punto di vista compositivo \ di arrangiamento, sia dal lato della produzione, che è più che dignitosa, forse perfettibile in alcuni tratti, ma senza dubbio decorosa.
Questo disco mostra che la band non manca di capacità e soprattutto non manca di idee.

Recensione di Lorenzo Canella

tracklist

  1. The Angels Fell
  2. Shouts Of Coward
  3. Dying Waters Walk With Us
  4. Episode
  5. Instinct
  6. I, Oblivion
  7. Hands Of Lies
  8. Pain Therapy For A Praying Mantis
  9. Rulig Emptiness
  10. Sleet

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