Ed eccomi qui, cari amici di Holy Metal, a recensire il nuovo lavoro dei milanesi Ira, progetto nato nel lontano 1997 dalla mente e dalla volontà di Giuseppe “Rex” Caruso, Alessandro Caruso e Mattia Sciutti, rispettivamente chitarra e voce, chitarra e batteria. All’inizio le fonti di maggior ispirazione sono band come Sepultura, Pantera e primi Metallica. Nel 1999 Ale decide di lasciare la band. Il 2000 è stato per la band un anno importante: infatti, con l’arrivo di Clod De rosa al basso e Andrea Soresina alla chitarra solista, comincia la registrazione del primo demo “Urna”. Nel 2001, il gruppo partecipa alla prima edizione del Perpetual Moonshine (manifestazione in cui faranno da spalla a Node e Novembre). Nel 2003 il gruppo si consolida con l’ingresso di Patrik Aiello alla chitarra ed al basso. Nel 2004 il gruppo comincia la realizzazione di “Chaotic regression”. Purtroppo, nonostante i live e il nuovo demo all’attivo, la band è in crisi: ma questa volta il “Fato” è dalla parte dei nostri eroi: nel Maggio 2005, quando le speranze cominciano ad affievolirsi e la spugna stava per essere gettata, Marco Frigatti si presenta come bassista ed insieme a lui entra nel gruppo anche Silvano Bianchi alla chitarra.
A dispetto del titolo del nuovo demo, l’album che sto per recensire è un vero e proprio divenire: è un concentrato puro di violenza sonora che lascia senza fiato sin dal primo ascolto, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Questo demo, a mio modesto parere, è stato il mezzo con cui il gruppo ha deciso di dar sfogo a tutta la sua rabbia. I poveri ed incauti ascoltatori che si avvicinano a quest’labum sono avvertiti: questo prodotto da assuefazione immediata. Chiunque comincia ad ascoltarlo corre un serio pericolo: quello di “diventare un musicodipendente” (e sono sicuro che molti sarebbero pronti a correre questo rischio). Il preludio alla carneficina che gli Ira hanno in serbo per l’incauto ascoltatore cominciano con le sinistre note dell”Intro” che cedono poi il posto alla violenza pura, devastante ed assassina della titletrack: una vera mazzata sonora che ha un unico scopo: “Take No Prisoners” (per usare una frase cara ai Megadeth), Seguita a ruota da una serie di brani che definire al fulmicotone è semplicemente limitativo: “The Syndrom Of Decline” e “Shattered Soul”, pezzi che ricordano moltissimo i periodi d’oro di Death e Carcass, grazie ai riff devastanti create dalle chitarre di Caruso e Aiello e a delle liriche potenti ed aggressive tipiche del Death Metal più puro e classico, senza dimenticare il titanico lavoro di quella macchina infernale che risponde al nome di Mattia Sciutti. Chiude questo piccolo gioiello “Other Dimension Of Reality”, un brano strumentale che dona al demo quel tocco di malinconia che solo il compianto Chuck (R.I.P.) sapeva regalarci.
Per concludere non resta che augurare agli Ira di poter avere al più presto un contratto con una label che sappia valorizzarne le capacità. Se la classe non è acqua: qui c’è del vino D.O.C. E non mi si venga a dire che sono di parte. Dato che ho potuto assistere alla loro esibizione dal vivo al festival “Black In Mind” che si è tenuto lo scorso 9 Ottobre a Milano, posso senza alcun timore affermare che quando salgono sul palco loro, non sono secondi a nessuno. E la mia opinione è stata condivisa da chi era presente in quella fredda domenica alla Fabbrica del Vapore.
Recensione di Donato Tripoli
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