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Motus Tenebrae - "Wayside" (Necrotorture/***)

Line up:

Luis McFadden - Vocals, rythm guitar
Franz Dima - Lead Guitar
Andreas Cox – Bass
Alex Reverend - Drums
 

voto:

7
 

recensione

Il gruppo di cui stiamo parlando nasce nel 2002, le sue radici si stanziano nella zona del doom, di stampo primi Paradise Lost, con la sostituzione di una delle chitarre, il loro sound cambia, fino al qui presente risultato.
Gli inizi della prima traccia, “Someday”, recano una sorta di canto gregoriano, buona soluzione per introdurre il corpo vero e proprio del pezzo. Il pezzo in questione consta di un tempo abbastanza rilassato, linee orecchiabili ed una voce pulita e profonda. Diciamo che rispetto al genere d’origine, la proposta dei Motus Tenebrae può dirsi spostata verso lidi più aperti e scorrevoli.
La seconda traccia “Distant Desire” resta fedele a ciò che era stato promesso, il tempo resta pacato, senza arrivare agli estremi di lentezza di certi gruppo doom. Apprezzata la parte finale che smuove un tantino le acque e prende un giro molto più vicino all’ hard rock.
All’inizio di “Cyberevil” troviamo il primo arpeggio del disco, su cui sopra si snoda un buon assolo di chitarra distorta, con buon gusto melodico. Essendo portati ad aspettarsi una svolta totale del pezzo da un momento all’altro, l’ingresso di una chitarra acustica lascia un po’ spiazzati (apprezzabile nel tentativo, ma con risultati non proprio eccellenti). La svolta arriverà comunque poco più avanti, e fortunatamente risolleva le sorti del pezzo, pur non trattandosi di un lampo di genio compositivo.
“Red Flames” affida il suo incipit al basso, a cui poi si lega la chitarra pulita, creando un’atmosfera quasi da jazz club, molto particolare e ben riuscita. Il pezzo poi cambia, per tornare allo stile al quale il gruppo ormai si è dimostrato dedito, forse con l’aggiunta di un tocco quasi Black Sabbath.
Con “Mist Of Dawn” si intravede che pure i Motus Tenebrae hanno ascoltato gli Iron Maiden, anche se qui si può ritrovare un tocco più malinconico, rintracciabile anche nel pezzo successivo “Not In This Way”. Passiamo oltre un paio di pezzi, in quanto poco ci sarebbe da aggiungere a quanto già detto ed andia
mo alla title track, posta a chiusura del disco. Il pezzo è piuttosto atmosferico, composto da una traccia di archi, che a momenti resta sola ad accompagnare la voce ed una chitarra pulita che entra ed esce dando un’ottimo contributo. Un po’ troppo lunga. L’idea che sta dietro a questo gruppo non è affatto male, non sarà estremamente innovativa, ma perlomeno esce un po’ dai canoni più classici, in particolar modo per la voce. A livello compositivo le intenzioni sono valide, però manca un po’ di varietà, sia a livello di giri utilizzati, che soprattutto di ritmiche, che sono più o meno sempre simili, le strutture sono semplici ed immediate. Per quanto riguarda il livello tecnico spiccano una più che buona chitarra solista ed in un certo qual modo la voce, in quanto conferisce buona parte della personalità del gruppo. Il resto dei musicisti è adeguato, ma forse anche per via del genere non da luogo a virtuosismi.
La produzione, pur non essendo pessima, svantaggia in parte il gruppo, soprattutto per quanto riguarda le chitarre, che oltre ad avere un suono un po’ troppo ruvido, paiono suonate con gran poca convinzione. Nel complesso comunque l’ascolto è piacevole.

Recensione di Lorenzo Canella

tracklist

  1. Someday
  2. Distant Desire
  3. Cyberevil
  4. Red Flames
  5. Mist Of Dawn
  6. Not In This Way
  7. The Atmosphere
  8. Influence To Reason
  9. Wayside

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