I Dragonforce aprono il 2006 con questo “Inhuman Rampage”, un disco, come da titolo, pervaso appunto da una “furia disumana”, grazie a otto lunghi brani di grande intensità e velocità (fatta eccezione per la ballad di chiusura, “Trail Of Broken Hearts”).
Si può dire che questo terzo album rappresenta una continuazione dello stile che ha contraddistinto i lavori precedenti della band, ma si evolve nel senso della velocità dando più potenza e carica sempre con la stessa intensità per tutto il disco. Questo può essere visto come punto di forza, con un ottima prova delle chitarre di Herman Li e una batteria tiratissima che faranno la felicità dei maniaci ed oltranzisti del power più veloce, melodico e tecnico, ma il rischio è di perdersi e rimanere abbastanza disorientati, poiché infatti se si va ad aggiungere tutto questo alla durata (sempre superiore ai 5 minuti) dei brani proposti, il disco risulta molto complesso, e può essere difficile da assimilare ed alla lunga anche un po’ pesante, soprattutto per chi, come il sottoscritto, preferisce brani più diretti e con meno fronzoli.
Dietro la solita voce di Z.P. Theart emergono dunque assoli e riff che si distinguono per velocità e virtuosismi da parte del leader del gruppo Herman Li, ma un buon apporto è dato anche dal tastierista Vadim Pruzhanov, qui più presente rispetto ai lavori precedenti, come dal batterista Dave Mackintosh, che in certe parti sembra quasi una macchina per potenza e velocità.
Tra i brani più interessanti dell’album, “Operation Ground And Pound”, e “Cry For Eternity”, che credo ben incarnino lo spirito della band londinese contenendo tutti gli elementi sopraccitati che caratterizzano il sound espresso dai sei musicisti, ma come già detto, essendo un disco molto uniforme per intensità e suoni proposti, non è facile trovare una canzone che emerge sopra le altre, e un deciso cambiamento si ha solo nell’ultimo brano, decisamente più lento e melodico, una sorta di ballad che permette alla fine di riprendersi dopo i ritmi estenuanti delle tracce precedenti.
Dopo “Sonic Firestorm” dunque la band continua imperterrita sulla sua strada, e punterà senza dubbio sul impatto dal vivo (ricordiamo l’impegno messo dalla band allo scorso Gods Of Metal, scadendo certe volte fin nel ridicolo) in un genere ormai trito e ritrito in cui sempre più difficilmente emergono gruppi con una certa originalità. In una frase “Inhuman Rampage” è quindi un album che renderà certamente più che felice la schiera di fan che già ha apprezzato i Dragonforce nelle loro release precedenti, senza uscire dai soliti schemi e senza voler stravolgere nulla nella propria proposta.
Recensione di Marco Manzi
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