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elenco recensioni

Spiritus Mortis - "Fallen" (Black Lotus Records/Audioglobe)

Line up:

Vesa Lampi - vocals
Jussi Mijala - guitars
VP Rapo - guitars & keys
Teemu Maiala - bass
Jarko Seppiala - drums
 

voto:

7,5
 

recensione

Con questo secondo album i finlandesi portano una “ventata di vecchio” al panorama metal europeo… già, perché dal lontano 1987 (anno di formazione della band da parte dei fratelli Mijala) sembra che per il quintetto le cose non siano cambiate.
La musica proposta è un doom di grande personalità sulla scia di Black Sabbath/Saint Vitus (“ Sleeping beneath the Lawn”, “All the words Were Spocken”) se guardiamo al passato e Cathedral ( “New Age”) per il presente.
Gli SM, come altre band scandinave, propongono un doom con forti accenti verso le sonorità anni ’70 (così come fanno e hanno fatto gli svedesi Count Raven e Faith), con tratti quasi “psichedelici”, ma soprattutto con passaggi anche marcati nel campo dell’hard rock di marca: “Beware of the Quiet One” e “Wasteland” sono molto in sapore Deep Purple e primi Rainbow, così come la conclusiva “Goodbye” volendo può ricordare una ballad alla Grave Digger e in alcuni passaggi sono anche assimilabili ai nostrani Thundestorm.
Ovviamente il disco è condizionato dai ritmi lenti e angoscianti classici del genere e i suoni molto “veri” e crudi, poco elaborati, non fanno altro che valorizzare il tutto… Buona la produzione.
Degna di nota la prestazione del singer Vesa Lampi: voce molto avvolgente e teatrale (sublime l’interpretazione sulfurea di “All this in the name of Love”) ma non come quella di Messiah Marcolin. La voce di Vesa è sicuramente meno potente ma comunque molto caratteristica, ricorda molto invece Mats Leven, singer di quell’incredibile progetto chiamato Abstrakt Algebra (nato e morto a metà anni ’90 dalla mente geniale di Leif Edling, mastermind dei Candlemass).
Insomma un buon disco, come dicevo non certo innovativo ma spesso è meglio voltare lo sguardo verso il passato quando si è in grado di non pagare troppi tributi ai mostri sacri che in esso dimorano, e questo mi sembra il caso. Unico punto di debolezza del disco è “Divine Wind” con un riff portante preso in prestito dai Raven di “Nothing exceeds like excess” e un finale al limite del banale, stile “I’m evil“ dei Diamond Head.
Consigliato agli amanti del genere ovviamente ma anche a chi vuol ascoltare qualcosa di nuovo, con sonorità che nuove non sono!

Recensione di RIG

tracklist

  1. The Dawn
  2. New Age
  3. Leave Me
  4. Divine Wind
  5. Something Came And Killed
  6. Beware Of The Quiet One
  7. Sleeping Beneath The Lawn
  8. All The Words Were Spoken
  9. The Omen
  10. All This In The Name Of Love
  11. Wasteland
  12. Goodbye

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