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KeyDragon - "Uncontrollable Forces" (Autoprodotto/***)

Line up:

Ron “KeyDragon” Langford – vocals, keyboards, percussion
Bobby “Bob-O” Blackmon – guitars
Andrew Grant – guitars
Mississippi Bud – saxophone
Tamara Venus Star – vocals
Starlaiit Compost – vocals
Laughter Medicine – vocals
 

voto:

5
 

recensione

Gli americani KeyDragon sono probabilmente una delle band più atipiche che mi siano mai capitate tra le mani. Spaziando tra gothic, e doom, con tematiche power e le più disparate influenze (tra cui troviamo Type O Negative, Linkin Park, Metallica, Fear Factory e i nostrani Lacuna Coil) infatti i sette musicisti ottengono un suono quantomeno originale, grazie anche all’inserimento in pianta stabile del sassofonista Mississippi Bud, che aggiunge sfumature jazz e blues al tutto.
Questo, lasciando perdere la produzione non proprio impeccabile, si rispecchia in brani come “Uncontrollable Force of One”, che risulta molto particolare, scorrevole e dalle ritmiche piacevoli, soprattutto per la mancanza delle voci femminili, che spesso nel corso dell’album sono mal combinate e stridono col resto risultando il più delle volte lagnose.
Nonostante la buona volontà però a volte il disco mostra diversi difetti da perfezionare, e scade anche a livello musicale, con parti quasi rappate, frutto delle influenze nu metal, ma soprattutto per certi pezzi in cui le già citate female vocals (non certo delle ugole d’oro), accompagnate spesso e volentieri da sonorità lente tipicamente doom, rendono l’ascolto piuttosto estenuante, cito ad esempio “It’s That Great Dragon” e “You Must Bend”.
Le chitarre, più heavy e di stampo thrash, si fanno sentire in canzoni più aggressive quali invece “What Happens Inside”, mentre per tutto il disco si fa uso di sintetizzatori ed effetti elettronici che contribuiscono a creare il sound particolare voluto dalle tastiere di Ron “KeyDragon” Langford, la mente che si cela dietro a questo gruppo.
Altro punto da mettere invece in discussione è l’alternanza tra voce maschile pulita (che richiama il più delle volte Linkin Park e simili), e lo screaming più aggressivo, il cui esempio più evidente è “The Jaded Dragon”, brano che risulta così più confusionario che altro.
Rispetto alle precedenti l’aggressiva “The Domino Effect”, con parti quasi death unite ad altre più tipicamente gothic, è molto più convincente, sia come sound che per le soluzioni stilistiche adottate, e così anche la più lineare “Flying With The Dragon”, mostra spunti che indicano alcuni dei punti di forza della band, quali la base delle chitarre, le tastiere, e gli inserimenti del sax, che creano se usati nel modo giusto un suono originale e accattivante.
Col passare dei brani si inizia comunque a delineare un certo stile, che nel bene e nel male rappresenta il gruppo statunitense a cui, forse anche per i suoni piuttosto sporchi ed una registrazione un po’ carente, è evidente che l’ingresso delle tre cantanti nella band (almeno a mio parere) non ha certo giovato, anzi in certe parti si ha la sensazione che il risultato complessivo sarebbe sicuramente migliore senza di loro. Detto questo ed altri elementi più o meno di spicco che si potrebbero migliorare, rimangono alcuni buoni spunti su cui invece i KeyDragon dovrebbero concentrarsi e lavorare maggiormente. Per ora sotto la sufficienza.

Recensione di Marco Manzi

tracklist

  1. Siatica
  2. It’s That Great Dragon
  3. Uncontrollable Force of One
  4. Falls Away
  5. You Must Bend
  6. What Happens Inside
  7. Calling You
  8. The Jaded Dragon
  9. Creeping
  10. The Domino Effect
  11. Rage On
  12. Flying With The Dragon
  13. Dragon Dreaming
  14. Sick Day

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