C'è grande fermento ultimamente in casa Napalm Records, in poche settimane abbiamo assistito all'uscita di ottimi lavori ad opera di band quali Summoning, Runic e Tyr, in ultimo la pubblicazione del terzo lavoro dei finnici Korpiklaani.
La miscela di "Tales Along This Road" è sempre quella degli esordi: Humppa ed Heavy Metal!
Altra curiosa caratteristica della band è quella di alternare brani cantati in inglese ad altri dove viene utilizzato il finlandese o suomi.
Rispetto ai precedenti lavori pare che questa volta i due generi siano stati resi ancor più un tutt'uno trasformando ogni singola canzone in qualcosa di più indefinibile, si potrebbe azzardare ormai una definizione per questa band Humppa Metal!
La componente folk è sicuramente l'arma vincente, fisarmoniche violini banjo ed altri strumenti della tradizione finlandese trasformano canzoni da taverna o festa popolare in qualcosa di unico. Resta come comune denominatore un'atmosfera carica di allegria ed energia. L'immediatezza di alcuni ritornelli come la opener "Happy Little Boozer" o "Korpiklaani" fanno si che l'album sia facilmente assimilabile e l'ascoltatore potrà apprezzarne appieno ogni singola sfumatura dopo pochi ascolti. Dall'altra parte la curva di interesse non diminuirà tanto in fretta, o non lo farà proprio per niente.
Si parte con l'allegra "Happy Little Boozer" una canzone a metà strada tra serata all'osteria e sagra della renna affumicata. Un ritmo incalzante ed un ritornello che entra facilmente in testa sono le armi vincenti di questo brano.
Un pò più metal ed un pò più humppa sono le successive "Väkirauta" e "Midsummer Night", racconti ancestrali della vita degli antichi abitanti della foresta.
Il lento e meditativo incedere di "Tuli Kokko" ci riporta le chitarre in primo piano accompagnate sempre da immancabili flauti e dalla voce roca ed ipnotica del singer/chitarrista Jonne Järvelä.
Si ritorna a far festa con "Spring Dance" e "Under the sun", quest'ultima può vantare un'apertura molto epica ad opera di benjo e chitarra acustica, perde un pò sul ritornello che, rispetto ad altre canzoni presenti sul disco, risulta scontato ed alla lunga annoia, peccato perché il resto della canzone è invece molto valido e coinvolgente.
Si arriva così a quello che ritengo il miglior pezzo del lotto, "Korpiklaani", altro brano cantato in finalndese che un pò riassume quanto fatto dalla formazione fin'ora. Credo che questo sia stato anche l'intento del gruppo quando hanno deciso di concepirla.
In chiusura troviamo "Hide your Riches", un brano che dalle ritmiche ricorda alcuni tra i brani dei primi lavori dei compatrioti "Finntroll".
Con un'altro centro si chiude così il quarto capitolo della saga Korpiklaani un must per i fans del gruppo, un ottimo punto di partenza per chi non li conosce ancora.
Recensione di Paolo Manzi
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