I Thundra sono nati nel 1998 per volere del batterista Harald Revheim (ex-Enslaved),
del bassista Stein Sund (ex-Einherjer) e del tastierista Nils Johansen e il primo album
Blood of your Soul è stao pubblicao nel 2000. Questo nuovo Worshipped by Chaos lo segue a
distanza di 6 anni anche se i lavori sono iniziati nel 2003 e completati nel 2005. Lo stile
del gruppo è accostabile ai primi Borknagar, quelli dell'omonimo disco e di The Olden Domain
sia musicalmente che sopratutto vocalmente in quanto le clean vocals del cantante Steven
Grindhaug sono incredibilmente simili a quelle di Garm. Anche se molto influenzati dal gruppo
di Oysten G. Brun, la band riesce comunque a confezionare un ottimo disco, più estremo dei
lavori dei Borknagar ma dotato dello stesso senso della melodia. I pezzi sono mediamente
lunchi e piuttosto complessi ma ben strutturati che richiedono molti ascolti attenti per
essere assimilati.Alcuni pezzi presentano anche alcuni richiami al prog, sopratutto in certi
passaggi della bellissima At Autumn's Fall, richiami che rendono la proposta ancora più
interessante. Dall'iniziale On Thorns alla finale Worshipped by Chaos ci troviamo di fronte a
9 brani senza nessuno calo di tono, tutti veramente interessanti e dotati ognuno di una
propria personalità. La già citata On Thorns è un'opener veramente ottima, parti più estreme
si alternano in maniera sapiente ad aperture più melodiche e a stacchi più vicini al thrash
anche se la vena epica rimane sempre in primo piano. Vena epica che rimarrà presente anche
negli altri brani, più o meno accennata a seconda dei pezzi, come ad esempio nella stupenda
Shattered Senses, il pezzo più cadenzato ed epico del disco, con ottimi arpeggi di chitarra e
un tappeto di tastiera veramente ottimi. Il lavoro di batteria di Harald è veramente ottimo,
veloce e lineare quando serve e più complesso quando il pezzo lo richiede. Ottimi i fraseggi
di chitarra che ricordano a volte qualcosa del metal più classico ma senza far venire a meno
l'oscurità e il gelo che permeano l'intero disco. Nota di merito anche per la produzione, non
troppo nitida ma nemmeno troppo grezza e sopratutto molto calda, perfetta per il genere.
In conclusione un disco consigliato a tutti i fan dei primi Borknagar e agli amanti del black
personale e di classe eseguito ottimamente da preparati musicisti.
Recensione di Simone Bonetti
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